ALLENAMENTO ESORDIENTI U12/U13: METODOLOGIA, OBIETTIVI ED ESERCITAZIONI

L’allenamento Esordienti U12/U13, per me, non può essere una semplice raccolta di esercizi. È una fase in cui il giovane calciatore deve iniziare a trasformare il gesto tecnico in una risposta funzionale al gioco: osservare ciò che accade, riconoscere informazioni utili, scegliere una soluzione ed eseguirla con qualità.

È una categoria che sento particolarmente mia perché qui si costruisce un passaggio decisivo: dal bambino che sa “fare” un gesto al giocatore che comincia a capire quando, dove e perché utilizzarlo.

Per questo non mi interessa formare ragazzi capaci soltanto di riprodurre ciò che chiedo. Voglio aiutarli a diventare progressivamente più autonomi, adattabili e responsabili delle proprie scelte.

Il mio riferimento resta semplice:

TECNICA → DINAMICITÀ → COORDINAZIONE

ma queste tre componenti devono incontrare continuamente:

PERCEZIONE → DECISIONE → GIOCO.

GLI ESORDIENTI NON SONO “PICCOLI ADULTI”

Tra U12 e U13 aumentano capacità di comprensione, velocità del gioco e qualità delle relazioni tra compagni e avversari.

Ma questo non significa anticipare il calcio degli adulti.

La priorità deve restare la formazione del singolo.

La FIGC, nel nuovo progetto tecnico del calcio giovanile italiano, ha individuato in gioco, formazione e talento tre elementi centrali, rafforzando il coordinamento tra Settore Tecnico, Settore Giovanile e Scolastico e Club Italia. Per me il messaggio è chiaro: lo sviluppo del giovane non può essere ridotto al risultato della domenica.

Anche quando iniziamo a introdurre principi tattici più riconoscibili dobbiamo chiederci:

il giocatore sta realmente comprendendo oppure sta semplicemente memorizzando una soluzione preparata dall’allenatore?

Se arriva dalla categoria Pulcini, il passaggio deve essere progressivo. Nella mia guida dedicata ai Pulcini ho già messo al centro tecnica, decisione, duello e gioco: negli Esordienti questi elementi non scompaiono, ma diventano più complessi e sempre più collegati tra loro.

ALLENAMENTO ESORDIENTI U12/U13: DAL GESTO ALLA SCELTA

La tecnica rimane fondamentale.

Controllo, trasmissione, ricezione, conduzione, dribbling, protezione della palla e conclusione hanno bisogno di ripetizione.

Ma la ripetizione, da sola, non basta.

La domanda non è soltanto:

“Sa eseguire questo gesto?”

La domanda diventa:

“Sa riconoscere quando utilizzarlo?”

È un principio che approfondisco nell’articolo Allenare il gesto o allenare la decisione?, dove analizzo il rapporto tra qualità esecutiva, percezione e scelta nel calcio giovanile

Un controllo orientato può essere eseguito perfettamente in un esercizio senza opposizione. Nel gioco, però, assume valore se il calciatore ha osservato prima di ricevere, percepito la pressione, riconosciuto lo spazio libero e orientato il primo tocco verso la soluzione successiva.

Il FIFA Training Centre, nelle indicazioni per la fascia 12-15 anni, sottolinea l’importanza di mantenere centrale il tema della seduta e utilizzare situazioni simili al gioco per collegare tecnica e decisione. È esattamente il passaggio che cerco nel mio lavoro.

Allenamento Esordienti U12 U13 basato su tecnica dinamicità e coordinazione

TECNICA, DINAMICITÀ E COORDINAZIONE: I MIEI TRE PILASTRI

Nel mio modo di allenare, tecnica, dinamicità e coordinazione non sono tre blocchi separati.

La coordinazione consente al giovane di organizzare il proprio corpo in relazione a spazio, ritmo e direzione.

La tecnica gli permette di interagire efficacemente con la palla.

La dinamicità porta queste qualità dentro azioni che cambiano continuamente.

Per questo utilizzo spesso attività nelle quali un gesto tecnico è preceduto o seguito da accelerazioni, arresti, cambi di direzione, variazioni degli appoggi, smarcamenti o stimoli esterni.

Non lo faccio per rendere l’esercizio più spettacolare.

Lo faccio perché il calcio non presenta quasi mai condizioni perfettamente stabili.

Il giocatore deve imparare a mantenere qualità tecnica mentre il corpo si muove, mentre lo spazio cambia e mentre arrivano nuove informazioni.

È qui che l’esecuzione diventa adattamento.

Per approfondire come trasferire queste qualità nelle esercitazioni, ho sviluppato una guida su come trasformare un esercizio tecnico in una situazione di gioco, passando progressivamente dal gesto alla scelta in presenza di informazioni e opposizione.

PERCEPIRE → DECIDERE → ESEGUIRE

Per me questa è una delle sequenze più importanti nella formazione.

Prima dell’esecuzione esiste sempre qualcosa da leggere.

Dov’è l’avversario?

Dove si trova il compagno?

Quale spazio si sta aprendo?

Da quale lato arriva la pressione?

Posso giocare in avanti?

Devo proteggere?

Posso accelerare?

Se l’allenatore anticipa continuamente la risposta, il giocatore può eseguire correttamente senza sviluppare davvero la capacità di leggere.

Per questo cerco di costruire esercitazioni nelle quali esistano informazioni reali e almeno una decisione significativa.

A volte basta poco: due porte invece di una, un difensore che parte da una posizione variabile, un compagno che può smarcarsi in due direzioni, una condizione che cambia in funzione di ciò che accade.

Non serve complicare l’esercizio.

Serve dare significato alla scelta.

Questa distinzione diventa decisiva anche nella correzione. Nell’approfondimento Errore nel calcio giovanile: diagnosi prima della correzione spiego perché un gesto sbagliato può nascere da un problema di percezione, interpretazione, scelta oppure esecuzione.

Percepire decidere eseguire nell'allenamento Esordienti U12 U13

L’1 CONTRO 1 COME SCUOLA DI AUTONOMIA

L’1 contro 1 occupa uno spazio importante nel mio lavoro.

È facile pensarlo soltanto come esercizio per il dribbling. In realtà il duello contiene una quantità enorme di informazioni.

Chi attacca deve leggere distanza, orientamento del difendente, spazio disponibile, velocità di avvicinamento e momento nel quale cambiare ritmo.

Chi difende deve gestire postura, distanza, tempo dell’intervento e protezione dello spazio.

Il duello, quindi, non allena soltanto un gesto.

Allena la capacità di scegliere sotto pressione.

Anche UEFA, nelle riflessioni dedicate allo sviluppo dell’1v1, sottolinea per i giovani l’importanza di creatività, controllo della palla, lettura dello spazio e Small-Sided Games, evitando di ridurre tutto alla ripetizione tecnica in condizioni perfette.

Per questo cambio spesso la struttura dei miei 1v1.

La variazione non serve a fare un esercizio nuovo.

Serve a creare un problema nuovo.

POSSESSO E RONDO: NON CONTARE SOLO I PASSAGGI

Possessi e rondo sono strumenti che utilizzo molto, ma non mi interessa farli diventare esercizi automatici.

“Dieci passaggi = un punto” può essere una regola.

Non può essere l’obiettivo metodologico.

Prima di costruire il possesso mi chiedo quale comportamento voglio far emergere:

smarcamento, orientamento del corpo, linea di passaggio, gioco sul terzo uomo, cambio lato, protezione dopo la perdita, ricerca dell’uomo libero?

Da quella risposta derivano spazio, numeri, jolly, direzioni e regole.

Quando il giocatore comprende perché deve muoversi e quale informazione deve leggere, il possesso acquista valore.

Quando invece esegue soltanto una sequenza di passaggi perché glielo impone la consegna, rischiamo di allenare il contenitore e non il comportamento.

È anche la logica con cui sto costruendo il mio MC TRAINING HUB™: non una raccolta casuale di esercizi, ma un archivio organizzato per obiettivi e problemi del gioco.

SMALL-SIDED GAMES: IL GIOCO COME AMBIENTE DI APPRENDIMENTO

Gli Small-Sided Games sono uno dei ponti più efficaci tra esercitazione e partita.

Riducendo numeri e spazi aumentano frequentemente coinvolgimento, contatti con la palla, duelli e decisioni.

Ma non basta organizzare una partitella e aspettarsi automaticamente apprendimento.

Il design del gioco conta.

Il FIFA Training Centre, analizzando il 3v3 Funino, mostra ad esempio come l’utilizzo di più porte possa stimolare scanning, riconoscimento dello spazio e scelta tra penetrazione e cambio del punto di attacco. È un ottimo esempio di un principio che condivido: possiamo modificare l’ambiente per orientare determinati comportamenti senza suggerire continuamente la soluzione.

Se voglio favorire l’ampiezza, posso intervenire sulla forma dello spazio.

Se voglio stimolare verticalità, posso modificare obiettivi e zone.

Se voglio aumentare le transizioni, posso utilizzare più porte o premiare una finalizzazione rapida dopo il recupero.

La mia domanda resta:

“Quale comportamento voglio vedere comparire più spesso?”

Il valore dell’apprendimento attraverso il gioco emerge anche nel mio approfondimento sul ritorno dello Street Football nelle academy, dove analizzo il rapporto tra gioco libero, creatività, autonomia e intervento dell’allenatore.

QUANTO DEVE PARLARE L’ALLENATORE?

Probabilmente meno di quanto immaginiamo.

“Girati.”

“Passala.”

“Vai.”

“Apriti.”

“Cambia gioco.”

Sono indicazioni che possono aiutare nell’immediato. Ma se arrivano prima che il giocatore abbia avuto il tempo di osservare e scegliere, rischiano di trasformare l’allenatore nel vero regista dell’azione.

Io voglio che il giocatore utilizzi la mia voce come informazione, non come telecomando.

Per questo alterno correzione diretta, domande e momenti di osservazione.

“Cosa avevi visto?”

“Dove potevi orientarti?”

“Quale altra soluzione avevi?”

Anche nelle proposte FIFA dedicate al calcio di base viene suggerito di evitare l’over-coaching, lasciando spazio a espressione, creatività, problem solving e decision-making.

L’errore, in questo processo, non è tempo perso.

Non devo dimostrare di aver visto l’errore.

Devo capire quale intervento può aiutare il ragazzo a fare un passo avanti.

Ho approfondito questo approccio nell’articolo Coaching nel settore giovanile: meno risposte, più apprendimento, dedicato al ruolo delle domande, del feedback e dell’osservazione nella costruzione dell’autonomia del giovane calciatore.

COME COSTRUISCO UN ALLENAMENTO ESORDIENTI U12/U13

Non credo in una seduta standard valida per ogni squadra.

Credo invece nella coerenza tra obiettivo, progressione e gioco.

Una struttura che utilizzo spesso come riferimento parte da un’attivazione tecnico-coordinativa con palla, appoggi, cambi di direzione, ritmo e qualità esecutiva.

Da lì posso passare a una tecnica più dinamica, nella quale il gesto entra dentro movimento, orientamento e relazione con un compagno.

Successivamente introduco duelli e situazioni numeriche — 1v1, 2v1, 2v2, 3v2 — per aumentare pressione e necessità di scelta.

Poi porto il comportamento dentro un possesso, un rondo o uno Small-Sided Game, collegandolo a spazio, compagni, avversari e transizioni.

Infine lascio spazio al gioco, dove il calciatore deve poter utilizzare ciò che ha allenato con maggiore libertà.

Non è una gabbia.

Posso iniziare direttamente dal gioco. Posso invertire alcune fasi. Posso dedicare più tempo a un problema specifico.

La cosa importante è che le esercitazioni non sembrino episodi scollegati.

Se il tema della seduta è ricevere orientati e giocare in avanti, voglio ritrovare quel problema in più momenti dell’allenamento.

Questo trasforma la seduta:

da successione di esercizi → a esperienza di apprendimento.

Struttura allenamento Esordienti U12 U13 dal gesto tecnico al gioco

ALLENAMENTO ESORDIENTI U12/U13: COSA OSSERVO DAVVERO

Il risultato della partita mi dà informazioni.

Ma non può essere l’unico metro.

Quando osservo un giovane calciatore mi interessa capire se, nel tempo, sta diventando più capace di raccogliere informazioni prima di ricevere, orientare il corpo, riconoscere lo spazio, gestire un duello, scegliere più rapidamente e reagire dopo un errore.

Mi interessa anche quanto aiuto esterno gli serve.

Se dopo alcune settimane riesce a risolvere autonomamente situazioni che prima richiedevano la mia indicazione, per me quello è un segnale di crescita.

Le linee guida FIGC per la progettazione dei settori giovanili richiamano esplicitamente la centralità della formazione individuale del giovane rispetto al conseguimento dei risultati. È un principio nel quale mi riconosco pienamente.

La vittoria può essere parte del percorso. Non deve diventare il percorso.

È la riflessione che porto avanti anche nell’articolo Hai vinto. Ma quanti giocatori hai migliorato?, nel quale propongo di osservare letture, decisioni e autonomia per valutare la crescita individuale oltre il risultato.

OLTRE 200 VIDEO: DALLA PLAYLIST ALLA MC EXERCISE LIBRARY™

Negli anni ho raccolto sul mio canale YouTube oltre 200 video dedicati agli Esordienti U12/U13.

Non voglio che rimangano soltanto un archivio da scorrere.

Per questo è nato il MC TRAINING HUB™.

All’interno della sezione Esordienti sto organizzando le proposte in sei aree:

Tecnico-coordinativo • Tecnica e combinazioni • 1v1 e duello • Possesso e rondo • Finalizzazione • Small-Sided Games e situazioni di gioco.

Le esercitazioni più significative vengono inoltre trasformate in schede della MC Exercise Library™, con obiettivo, organizzazione, progressione, coaching points, varianti e video.

In questo modo il video non resta qualcosa da guardare e copiare.

Diventa materiale da comprendere, adattare e inserire nella propria metodologia.

Oltre 200 video dal campo. Guarda la playlist U12/U13 Soccer Training e utilizza il MC Training Hub per approfondire obiettivi, organizzazione e coaching points.

NON CERCARE L’ESERCIZIO PERFETTO

Una delle domande che riceviamo più spesso tra allenatori è:

“Hai un esercizio per allenare…?”

È una domanda legittima.

Ma credo che quella ancora più importante sia:

“Quale comportamento voglio migliorare?”

Lo stesso esercizio può essere efficace con un gruppo e poco utile con un altro.

Può funzionare oggi e dover essere modificato tra un mese.

Può avere senso con determinate dimensioni e perdere completamente valore cambiando spazio o numeri.

Per questo non voglio che la mia libreria diventi un catalogo da copiare.

Un allenatore deve conoscere gli strumenti.

Ma soprattutto deve saperli manipolare.

Cambiare una regola.

Cambiare una distanza.

Creare una superiorità.

Eliminare un vincolo.

Aggiungere una porta.

Lasciare maggiore libertà.

L’esercitazione è il mezzo. Il giocatore è il centro.

ALLENARE OGGI. FORMARE DOMANI.

Per me, l’allenamento Esordienti U12/U13 deve preparare il giovane non soltanto alla partita successiva, ma ai problemi che incontrerà crescendo.

Voglio giocatori tecnicamente competenti, coordinati e dinamici.

Ma soprattutto voglio ragazzi capaci di osservare, interpretare, scegliere e assumersi responsabilità dentro il gioco.

Se ogni azione ha bisogno della mia voce, ho ancora molto lavoro da fare.

Se il giocatore inizia a trovare soluzioni anche quando io resto in silenzio, probabilmente stiamo andando nella direzione giusta.

È questo il senso che do al mio lavoro nel settore giovanile.

Allenare oggi non significa soltanto organizzare meglio la squadra di oggi. Significa provare a formare il giocatore di domani.

— Mister Cacace

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