L’allenamento Giovanissimi U14/U15 non deve diventare una versione anticipata del calcio degli adulti. Deve essere un percorso nel quale tecnica, coordinazione, percezione e principi tattici si sviluppano dentro situazioni sempre più vicine alla partita.
È una fase delicata: cambiano il corpo, la velocità del gioco, le distanze da gestire e le responsabilità del giovane calciatore. Ma il mio obiettivo rimane lo stesso: non formare esecutori di schemi, bensì ragazzi capaci di osservare, scegliere e adattarsi.
Nel mio metodo parto da TECNICA → DINAMICITÀ → COORDINAZIONE, collegandole continuamente a PERCEZIONE → DECISIONE → GIOCO.
In questa guida spiego come costruisco l’allenamento Giovanissimi, quali comportamenti osservo, come organizzo quattro sedute settimanali e come utilizzo rondos, situazioni numeriche, Small-Sided Games e video dal campo.
ALLENAMENTO GIOVANISSIMI: COSA CAMBIA RISPETTO AGLI ESORDIENTI
Il passaggio dalla categoria Esordienti ai Giovanissimi non coincide soltanto con un campo più grande o un modulo più strutturato. Aumentano le informazioni che il giocatore deve riconoscere: pressione, coperture, distanze tra reparti, possibili linee di passaggio e spazi da attaccare.
Nella mia guida all’allenamento Esordienti U12/U13 ho messo al centro il passaggio dal gesto tecnico alla scelta. Nell’U14 e nell’U15 quella competenza deve diventare più stabile, anche quando tempi e spazi si riducono.
Una ricezione corretta non basta se il primo controllo porta verso l’avversario. Una trasmissione precisa non è utile se ignora un compagno meglio posizionato. La tecnica ha valore quando risolve un problema del gioco.
Nell’U14 posso dare priorità a orientamento, duelli, collaborazione e principi di reparto. Nell’U15 aumento gradualmente complessità, autonomia e letture collettive. Non è una progressione rigida: conoscenze pregresse, maturazione e qualità del gruppo contano più dell’etichetta anagrafica.
MATURAZIONE BIOLOGICA NELL’ALLENAMENTO GIOVANISSIMI
Tra 13 e 15 anni due compagni possono trovarsi in momenti di crescita molto differenti. Il Peak Height Velocity (PHV) indica il periodo di massima velocità della crescita staturale; non si verifica alla stessa età per tutti.
Il professor Sean Cumming, in un approfondimento del FIFA Training Centre sulla maturazione dei giovani calciatori, spiega perché i vantaggi fisici temporanei dei maturatori precoci non devono essere confusi con il potenziale futuro.
Sul campo osservo cambiamenti nella coordinazione, qualità degli appoggi, capacità di frenata, affaticamento e recupero. Non utilizzo questi segnali per fare diagnosi: se emergono dolori o difficoltà persistenti, serve il confronto con le figure sanitarie competenti.
Anche le proposte devono essere adattabili. Posso modificare numero di ripetizioni, distanze, recuperi, opposizione e intensità, evitando di attribuire a tutti lo stesso carico soltanto perché appartengono alla medesima categoria.
Un ragazzo fisicamente dominante oggi non è automaticamente quello con maggior potenziale domani.

CINQUE OBIETTIVI DELL’ALLENAMENTO GIOVANISSIMI U14/U15
1. Tecnica applicata. Controllo orientato, passaggio, conduzione, protezione, dribbling e conclusione devono restare centrali. Aumentano però opposizione, direzionalità e necessità di scegliere. Ho sviluppato questo concetto nell’articolo Allenare il gesto o allenare la decisione?.
2. Percezione. Voglio che il giocatore riconosca posizione dell’avversario, spazio libero, sostegni e possibili sviluppi prima di ricevere. Lo scanning non è girare la testa per abitudine: è cercare informazioni utili.
3. Principi tattici. Ampiezza, profondità, sostegno, pressione, copertura ed equilibrio sono relazioni da vivere nel gioco, non soltanto concetti da disegnare alla lavagna.
4. Capacità motorie. Accelerare, frenare, cambiare direzione e controllare il corpo sono competenze da sviluppare con progressione, recuperi adeguati e attenzione alle differenze maturative.
5. Autonomia. Un ragazzo deve imparare a prendere iniziativa e riconoscere il momento di cambiare soluzione senza attendere continuamente un comando esterno.
Questi obiettivi non vivono in cinque esercizi separati. Una buona situazione di gioco può coinvolgerli contemporaneamente; la scelta dell’esercitazione dipende dal comportamento che voglio migliorare.
DAL GESTO ALLA SCELTA: LA MIA METODOLOGIA
Nella prima parte delle sedute utilizzo spesso attivazioni con palla, palleggio, ricezioni, combinazioni e variazioni degli appoggi. Posso introdurre pallina da tennis, pallone numero 2 e pallone regolamentare per proporre richieste diverse di sensibilità e coordinazione. Non considero questi strumenti una scorciatoia scientificamente garantita: devono servire a un obiettivo riconoscibile.
Successivamente aggiungo progressivamente informazioni da leggere: un difensore che può intervenire, due porte da attaccare, un jolly da trovare, un compagno che cambia posizione. La ripetizione tecnica resta utile, ma deve dialogare con situazioni variabili.
Il FIFA Training Centre descrive per i 12–15 anni una metodologia progressiva che collega fondamentali tecnici, introduzione tattica e applicazione nel gioco.
Per me questo non significa seguire sempre la stessa sequenza. Posso iniziare con una partita a tema, individuare un problema e tornare a una proposta più semplice. La coerenza del tema conta più dell’ordine fisso degli esercizi.
È la logica che approfondisco nella guida su come trasformare un esercizio tecnico in una situazione di gioco.
GIOCATORE ENATTIVO: PERCEPIRE, DECIDERE E AGIRE
Quando parlo di giocatore enattivo, intendo un calciatore che costruisce le proprie soluzioni interagendo continuamente con ambiente, compagni e avversari. La scelta non nasce soltanto da uno schema ricordato: emerge dalla relazione fra informazioni disponibili e possibilità di azione.
Prendiamo un mediano che riceve tra le linee. Prima del passaggio cerca la pressione; durante lo smarcamento modifica l’orientamento del corpo; dopo il controllo decide se girarsi, proteggere o giocare sul terzo uomo.
Per allenarlo posso cambiare la posizione di partenza del difensore o aprire una seconda linea di uscita. Così il ragazzo non sa in anticipo quale gesto sarà utile. Deve interpretare.
Mi interessa meno contare quante volte gira la testa e molto di più capire se ciò che ha osservato cambia la scelta successiva. Non voglio allenare una sequenza di comandi; voglio sviluppare un rapporto efficace tra percezione, decisione ed esecuzione.

TATTICA U14/U15: ALLENARE LE FUNZIONI, NON LE ETICHETTE
Il sistema di gioco offre riferimenti, ma non deve diventare una gabbia. Anche quando utilizzo il 4-2-3-1, preferisco allenare funzioni riconoscibili:
- Difensori: uscita sulla pressione, coperture reciproche, protezione della porta e lettura della profondità.
- Mediani: scanning, ricezione orientata, equilibrio e connessione tra reparti.
- Trequartista: smarcamento tra le linee, terzo uomo, scelta dell’ultimo passaggio.
- Esterni: ampiezza, duello, taglio interno, attacco della profondità e lato debole.
- Punta: appoggio, protezione, attacco dello spazio e prima pressione.
Non voglio che un giocatore sappia fare soltanto ciò che è previsto dalla sua posizione. La comprensione cresce anche attraverso esperienze in zone e funzioni differenti.
In fase difensiva utilizzo riferimenti sintetici. SOPRA richiama la possibilità di accorciare e difendere in avanti; SOTTO quella di recuperare profondità quando la palla può superare la pressione. GUARDIA riguarda invece l’organizzazione preventiva della squadra in possesso, per proteggersi da una possibile perdita.
Sono parole per orientare l’attenzione, non pulsanti da premere automaticamente: se il giocatore non capisce quando usarle, la comunicazione ha perso il suo valore formativo.
TRE ESERCITAZIONI PRATICHE PER I GIOVANISSIMI
1. RONDO BIDIREZIONALE 4V3 — RICONOSCERE IL MOMENTO DI VERTICALIZZARE
Obiettivo: orientamento del corpo, smarcamento, sostegno e ricerca dell’uomo libero.
Organizzazione: quattro giocatori contro tre in uno spazio indicativo di 12×12 metri; una porticina oppure un riferimento esterno a circa 15 metri, adattabile al gruppo.
Svolgimento: i quattro mantengono il possesso e cercano il momento per giocare verso l’obiettivo. I difendenti, quando recuperano, contrattaccano verso un secondo riferimento. Il cambio di possesso genera una scelta nuova, non un’interruzione meccanica.
Coaching points: postura prima della ricezione, linea di passaggio, capacità di attirare pressione, primo controllo e tempi della verticalizzazione.
Variante: spostare l’obiettivo o introdurre un jolly, osservando se cambia il riconoscimento dello spazio.
2. SITUAZIONE 6V5 — SOPRA, SOTTO, GUARDIA
Obiettivo: connessione tra pressione, copertura, profondità e transizione.
Organizzazione: sei attaccanti contro cinque difendenti, su una porzione di campo adeguata, con porta da attaccare e obiettivo di uscita per chi riconquista.
Svolgimento: gli attaccanti cercano di creare un vantaggio per finalizzare; i difendenti decidono quando aggredire e quando proteggere lo spazio alle spalle. La squadra che attacca deve mantenere anche una struttura preventiva utile se perde il pallone.
Coaching points: distanza tra compagni, posizione della palla, pressione effettiva sul portatore, copertura centrale e reazione alla perdita.
Variante: limitare il tempo per concludere oppure cambiare il punto di partenza dell’azione, senza trasformare il vincolo in un automatismo fine a sé stesso.
3. SMALL-SIDED GAME 5V5 — TRANSIZIONE E RIAGGRESSIONE
Obiettivo: reagire alla perdita e scegliere fra pressione immediata e ricompattamento.
Organizzazione: 5v5 su un campo indicativo di 35×25 metri, con porticine; dimensioni e recuperi da adattare a livello e carico della seduta.
Svolgimento: dopo la perdita del possesso, il richiamo “5” invita a valutare una riaggressione rapida. Il riferimento ai cinque secondi è un vincolo didattico, non una regola da applicare indipendentemente dal contesto. Se la pressione è superata, la squadra deve ripiegare in maniera coordinata.
Coaching points: primo difendente, copertura del secondo, protezione della profondità e scelta dopo il recupero.
Una revisione sistematica con meta-analisi sugli Small-Sided Games ha riscontrato benefici sull’esecuzione tecnica nei giovani atleti degli sport di squadra, mentre non disponeva di studi eleggibili per misurare gli esiti tattici. È una ragione in più per progettare bene vincoli e obiettivi, anziché attribuire benefici automatici al formato 5v5.

PROGRAMMAZIONE SETTIMANALE: QUATTRO SEDUTE U14/U15
Nell’allenamento Giovanissimi con gara domenicale, una settimana di quattro sedute può avere questa distribuzione. È un modello operativo, non una prescrizione uguale per tutti: minuti giocati, calendario, crescita e recupero richiedono adattamenti individuali.
Martedì — tecnica e principi individuali. Attivazione tecnico-coordinativa, controllo orientato, combinazioni, duelli e giochi ridotti. Valuto il recupero dalla partita precedente.
Mercoledì — principi collettivi. Rondos direzionali, connessioni tra reparti, costruzione e collaborazioni difensive. Cerco continuità tra il problema scelto e il gioco finale.
Giovedì — situazioni intense e transizioni. Accelerazioni, frenate, duelli e Small-Sided Games. Gestisco durata dei blocchi e recuperi per mantenere qualità, non per accumulare fatica.
Venerdì — rifinitura. Attivazione con palla, principi consolidati, organizzazione, palle inattive e sequenze brevi. Preferisco chiarezza e freschezza all’introduzione di nuovi contenuti complessi.
ESEMPIO DI ALLENAMENTO GIOVANISSIMI DA 90 MINUTI
Tema: ricevere orientati e superare una prima pressione.
- 15 minuti — attivazione: mobilità dinamica, coordinazione, trasmissioni e ricezioni con ricerca visiva di informazioni.
- 15 minuti — tecnica applicata: combinazioni e primi controlli orientati con scelta variabile.
- 15 minuti — rondo direzionale: trovare un giocatore o un obiettivo oltre la pressione.
- 20 minuti — situazione numerica: superiorità offensiva, finalizzazione e transizione dopo recupero.
- 20 minuti — partita a tema: favorire il comportamento ricercato; negli ultimi minuti togliere i vincoli.
- 5 minuti — recupero e confronto: chiedere ai ragazzi quando sono riusciti a giocare in avanti e perché.
I blocchi comprendono le pause e gli spostamenti interni previsti. Non considero una seduta riuscita perché ho completato sei esercizi: la considero utile quando i ragazzi hanno incontrato più volte lo stesso problema di gioco in condizioni differenti.
COME VALUTARE I MIGLIORAMENTI INDIVIDUALI
Scelgo per ogni ragazzo una o due competenze osservabili e le seguo durante allenamento e gara. Per esempio: competenza, ricezione orientata; situazione, pressione alle spalle; indicatore, ricerca un’informazione prima di ricevere e orienta il primo controllo verso una soluzione utile; verifica, confronto tra più sedute e partita.
Non riduco la crescita a un voto e non confondo la vittoria con il miglioramento. La stessa idea guida il mio approfondimento Hai vinto. Ma quanti giocatori hai migliorato?.
Anche la comunicazione è parte dell’allenamento. A volte correggo, a volte faccio una domanda, altre volte osservo in silenzio. Nell’articolo sul coaching nel settore giovanile approfondisco perché dare sempre la soluzione può ridurre le occasioni di autonomia.
VIDEO ALLENAMENTO GIOVANISSIMI: LA MIA PLAYLIST YOUTUBE
La playlist U14/U15 Soccer Training — Mister Cacace raccoglie video che utilizzo come punto di partenza per condividere il lavoro sul campo. Voglio che ogni filmato aiuti il collega a rispondere a tre domande: quale comportamento voglio allenare, come modifico l’esercizio, come verifico il trasferimento alla partita?
Nel mio MC Training Hub™ organizzo video, principi e schede per categorie. La sezione dedicata ai Giovanissimi U14/U15 verrà collegata a questa guida, senza confondere la pagina operativa degli esercizi con l’articolo metodologico.
Il video mostra l’esercitazione. La metodologia spiega perché e quando proporla.
CINQUE ERRORI DA EVITARE CON I GIOVANISSIMI
Anticipare il calcio degli adulti: aumentare gli schemi senza curare la capacità di interpretare il gioco.
Premiare soltanto la superiorità fisica: confondere vantaggi maturativi temporanei con qualità future.
Cambiare esercizio senza cambiare problema: cercare novità invece di una progressione coerente.
Correggere ogni azione: impedire al giocatore di sperimentare, riconoscere l’errore e adattarsi.
Misurare soltanto il risultato: dimenticare decisioni, autonomia, collaborazione e crescita del singolo.
DOMANDE FREQUENTI SULL’ALLENAMENTO GIOVANISSIMI
Quante volte si allenano i Giovanissimi U14/U15?
Tre o quattro sedute possono essere organizzazioni possibili, in base a livello, campionato, scuola e recupero. La frequenza non sostituisce la qualità della programmazione.
Quanto deve durare una seduta?
Circa 75–90 minuti è un riferimento pratico possibile, non un obbligo. Contano qualità degli stimoli, pause e condizioni del gruppo.
Meglio tecnica o tattica?
Non sono alternative. Il gesto tecnico serve a risolvere problemi tattici; posso semplificarlo per allenarne la qualità, poi riportarlo in presenza di avversari e scelte.
Quando specializzare il ruolo?
Progressivamente, senza rinunciare a esperienze in zone e funzioni differenti. In U14/U15 preferisco sviluppare comprensione del gioco prima di costruire etichette definitive.
ALLENARE OGGI, FORMARE DOMANI
Per me allenare i Giovanissimi significa accompagnare ragazzi in una fase di trasformazione, non preparare una copia ridotta della prima squadra. Voglio calciatori tecnicamente competenti, dinamici e coordinati, ma soprattutto capaci di vedere, scegliere, collaborare e adattarsi.
Se ogni azione dipende ancora dalla mia voce, devo continuare a lavorare. Quando un ragazzo trova autonomamente una soluzione che non gli ho suggerito, riconosco un segnale di crescita autentica.
L’esercizio è uno strumento. Il giocatore è il centro. Allenare oggi, formare domani.
— Mister Cacace
Se questa guida ti è utile, condividila con un altro allenatore: le idee crescono quando tornano sul campo.
