Next Generation 2026: 60 giovani calciatori, 40 nazionalità e 55 club rappresentati. Il Guardian ha acceso i riflettori sui talenti classe 2009, ma dietro questi nomi si nasconde una domanda fondamentale: quanti riusciranno a trasformare il proprio potenziale in una carriera professionistica di alto livello?
Il 6 ottobre 2026, il quotidiano britannico ha pubblicato la nuova selezione internazionale dedicata ai giovani più promettenti della generazione 2009.
Nell’elenco troviamo Barcellona, Bayern Monaco, Ajax, Juventus, Roma e Real Madrid. Tuttavia, sono presenti anche realtà formative di Senegal, Nigeria, Mali, Cina, Tagikistan ed Ecuador.
L’Italia è rappresentata da tre giocatori: Antonio Arena della Roma, Riccardo Cassano del Como e Destiny Elimoghale della Juventus.
Non si tratta di una classifica. Al contrario, è una selezione editoriale che fotografa una generazione di calciatori ancora nelle prime fasi del proprio sviluppo.
Per questo analizzeremo tutti i 60 talenti, la distribuzione geografica, i club più rappresentati e soprattutto il significato della selezione per chi lavora nel settore giovanile.
Perché individuare un talento è importante. Ma saperlo accompagnare nella crescita è ciò che può fare la differenza.
Cos’è Next Generation 2026 e come funziona la selezione del Guardian
La serie Next Generation nasce nel 2014. Ogni anno il Guardian individua giovani calciatori emergenti di una determinata annata e ne segue successivamente l’evoluzione.
L’edizione internazionale del 2026 è dedicata ai nati nel 2009.
La pubblicazione originale del Guardian del 6 ottobre 2026 comprende 60 profili, selezionati attraverso il contributo di giornalisti e osservatori internazionali.
Il 5 ottobre è stata pubblicata anche una selezione distinta di 20 talenti delle academy di Premier League, riferita alla fascia dei first-year scholars. I due elenchi non devono essere confusi: rispondono a criteri di selezione differenti.
Un chiarimento è fondamentale.
Essere presenti nel Next Generation non significa essere i 60 giocatori statisticamente più forti del mondo.
La selezione non costituisce un censimento scientifico, una graduatoria delle prestazioni o una previsione certa sulle future carriere.
Rappresenta piuttosto una fotografia di profili considerati particolarmente interessanti per qualità, percorso e potenziale.
Una fotografia che può diventare un eccellente punto di partenza per analizzare il Talent Identification nel calcio giovanile.
Next Generation 2026: elenco completo dei 60 talenti classe 2009
Di seguito tutti i 60 giocatori selezionati dal Guardian, con nazionalità e club indicati al momento della pubblicazione.
Nota: la numerazione serve esclusivamente alla consultazione. L’elenco non è una classifica di merito e i club indicati non corrispondono necessariamente alle prime academy frequentate dai giocatori.
Next Generation 2026: i primi 20 talenti, dall’Argentina alla Francia
| # | Calciatore | Nazionalità | Club |
|---|---|---|---|
| 1 | Giovanni Baroni | Argentina | CA Talleres |
| 2 | Simón Escobar | Argentina | Vélez Sarsfield |
| 3 | Akol Akon | Australia | Sydney FC |
| 4 | Luca Weinhandl | Austria | Sturm Graz |
| 5 | Xander Dierckx | Belgio | Royal Antwerp |
| 6 | Joshua Nga Kana | Belgio | Anderlecht |
| 7 | Matej Deket | Bosnia ed Erzegovina | Borac Banja Luka |
| 8 | Eduardo Conceição | Brasile | Palmeiras |
| 9 | Iago Machado | Brasile | Corinthians |
| 10 | Eduardo Pape | Brasile | Cruzeiro |
| 11 | Van Parker | Canada | Real Salt Lake |
| 12 | Zhao Songyuan | Cina | Tsinghua University High School |
| 13 | Shuai Weihao | Cina | Chengdu Rongcheng |
| 14 | Samuel Martínez | Colombia | Atlético Nacional |
| 15 | Hubert Yao Kouassi | Costa d’Avorio | Nordsjælland |
| 16 | Matouš Srb | Repubblica Ceca | Bayern Monaco |
| 17 | Mikkel Bro Hansen | Danimarca | PSV Eindhoven |
| 18 | Marvin Nasnas | Danimarca | FC Copenhagen |
| 19 | Edwin Quintero | Ecuador | Independiente del Valle |
| 20 | Christ Batola | Francia | Troyes |
Next Generation 2026: i talenti dal 21 al 40, dalla Francia al Paraguay
| # | Calciatore | Nazionalità | Club |
|---|---|---|---|
| 21 | David Boly | Francia | Paris Saint-Germain |
| 22 | Adil Hamdani | Francia | Lione |
| 23 | Believe Munongo | Francia | Metz |
| 24 | Andria Bartishvili | Georgia | Iberia 1999 |
| 25 | Kennet Eichhorn | Germania | Bayer Leverkusen |
| 26 | Cassiano Kiala | Germania | Bayern Monaco |
| 27 | Louis Lemke | Germania | Amburgo |
| 28 | Orian Goren | Israele | Barcellona |
| 29 | Antonio Arena | Italia | Roma |
| 30 | Riccardo Cassano | Italia | Como |
| 31 | Destiny Elimoghale | Italia | Juventus |
| 32 | Jahmarie Nolan | Giamaica | Toronto FC |
| 33 | Maki Kitahara | Giappone | FC Tokyo |
| 34 | Ismaël Kamissoko | Mali | Étoiles du Mandé |
| 35 | Alberto Santiago Cisneros | Messico | Club León |
| 36 | Abdellah Ouazane | Marocco | Ajax |
| 37 | Mohamed Abdalla | Paesi Bassi | Ajax |
| 38 | Jerayno Schaken | Paesi Bassi | Feyenoord |
| 39 | Ebenezar Harcourt | Nigeria | Sporting Lagos |
| 40 | Elías Díaz | Paraguay | Libertad Asunción |
Next Generation 2026: gli ultimi 20 talenti, dal Portogallo all’Uruguay
| # | Calciatore | Nazionalità | Club |
|---|---|---|---|
| 41 | Tiago Rodrigues | Portogallo | Benfica |
| 42 | Mezian Mesloub Soares | Portogallo | Lens |
| 43 | Caleb Simmons | Porto Rico | New York Red Bulls |
| 44 | Eduardo Corlat | Romania | Real Madrid |
| 45 | Cheikh Dieng | Senegal | Diambars FC |
| 46 | Tian Nai Koren | Slovenia | Club Brugge |
| 47 | Miha Matjašec | Slovenia | FC Liefering |
| 48 | Jorge Domínguez | Spagna | Atlético Madrid |
| 49 | Christian Imga | Spagna | Athletic Club |
| 50 | Jordi Pesquer | Spagna | Barcellona |
| 51 | Oliver Månsson | Svezia | IFK Göteborg |
| 52 | Altin Azemi | Svizzera | Neuchâtel Xamax |
| 53 | Mekhrubon Odilzoda | Tagikistan | Istiklol |
| 54 | Slim Bouaskar | Tunisia | Roma |
| 55 | Ali Demirbilek | Turchia | Fenerbahçe |
| 56 | Ada Yuzgec | Turchia | Galatasaray |
| 57 | Adam Guram | Ucraina | Hajduk Split |
| 58 | Adri Mehmeti | Stati Uniti | New York Red Bulls |
| 59 | Cavan Sullivan | Stati Uniti | Philadelphia Union |
| 60 | Gabriel da Silva | Uruguay | Peñarol |
Next Generation 2026: 60 talenti e 40 nazionalità
La distribuzione geografica è uno degli aspetti più interessanti della selezione.
I 60 giocatori rappresentano 40 nazionalità differenti.
La Francia è la nazione più presente, con quattro calciatori. Seguono Brasile, Germania, Italia e Spagna, con tre rappresentanti ciascuna.
Argentina, Belgio, Cina, Danimarca, Paesi Bassi, Portogallo, Slovenia, Turchia e Stati Uniti ne presentano due.
Le altre 26 nazionalità sono rappresentate da un giocatore.
Questo significa che la selezione non si concentra soltanto sulle grandi nazioni storiche del calcio europeo e sudamericano.
Comprende anche realtà come Tagikistan, Mali, Nigeria, Giamaica, Porto Rico e Senegal.
Non possiamo concludere, sulla base di questi numeri, che una nazione formi necessariamente meglio di un’altra.
Il Guardian non ha costruito una classifica della qualità dei settori giovanili nazionali.
Possiamo però osservare l’ampiezza geografica del talento considerato rilevante dalla selezione internazionale.
È un’indicazione interessante per chi si occupa di scouting, perché ricorda quanto sia necessario evitare un’osservazione limitata ai campionati e alle academy più conosciute.

Next Generation 2026: i tre talenti italiani
L’Italia è rappresentata da tre profili differenti per ruolo, caratteristiche tecniche e percorso di sviluppo.
Non sono tre giocatori intercambiabili. Ed è proprio questo a rendere interessante il confronto.
Antonio Arena — Roma: finalizzazione e adattamento
Nato a Sydney il 10 febbraio 2009, Antonio Arena è un attaccante centrale che ha attraversato il calcio australiano prima di arrivare al Pescara e successivamente alla Roma.
Il suo percorso è segnato da due episodi particolarmente significativi: il gol al debutto professionistico con il Pescara in Serie C e quello realizzato al primo pallone giocato con la Roma in Coppa Italia contro il Torino.
Il Guardian ne evidenzia la presenza fisica, l’efficacia nella conclusione e le qualità nel gioco aereo.
Dal punto di vista formativo, Arena offre uno spunto interessante: il giovane attaccante deve imparare a mantenere efficacia quando aumentano velocità, pressione e qualità degli avversari.
Segnare precocemente è un indicatore positivo, ma non sufficiente per prevedere l’evoluzione di una carriera.
La vera sfida sarà consolidare le competenze offensive all’interno di contesti competitivi progressivamente più complessi.
Riccardo Cassano — Como: percezione e controllo del gioco
Riccardo Cassano, nato il 18 marzo 2009, è un centrocampista centrale del Como.
Il suo profilo ha attirato l’attenzione di Cesc Fàbregas, che lo ha progressivamente coinvolto negli allenamenti della prima squadra.
La descrizione proposta dal Guardian mette al centro l’influenza che un centrocampista può esercitare sull’organizzazione collettiva, richiamando il modo in cui giocatori come Busquets e Pirlo riuscivano a condizionare la qualità del gioco.
Per chi allena giovani centrocampisti, questa è una riflessione fondamentale.
Non tutte le qualità sono immediatamente spettacolari.
Scansionare prima della ricezione, orientare il corpo, riconoscere una pressione e scegliere il tempo del passaggio possono essere comportamenti decisivi anche senza un dribbling o un’accelerazione evidente.
È la differenza tra eseguire un gesto e utilizzarlo efficacemente nel contesto, principio che approfondisco nella mia guida sulla tecnica analitica nel calcio giovanile.
Destiny Elimoghale — Juventus: 1v1 e cambi di ritmo
Destiny Elimoghale, nato a Torino il 23 aprile 2009, è un esterno offensivo della Juventus.
Destro naturale, può giocare su entrambe le fasce e mostra particolare efficacia quando parte da sinistra per attaccare lo spazio interno.
Il Guardian sottolinea la rapidità nei cambi di direzione e le qualità nell’uno contro uno.
Elimoghale ha già affrontato esperienze con categorie superiori, tra Nazionali giovanili e coinvolgimento nella prima squadra juventina durante le amichevoli estive.
Il suo caso introduce il tema del playing up, cioè la possibilità di misurarsi con giocatori più grandi.
Allenarsi o giocare sopra età può offrire stimoli formativi importanti, ma non dovrebbe diventare un obiettivo fine a sé stesso.
Ha valore quando aumenta la qualità dei problemi da risolvere senza compromettere continuità, partecipazione e apprendimento.
Un principio collegato alla progressione delle richieste tecniche e tattiche che analizzo nella guida sull’allenamento Giovanissimi U14/U15.

I 55 club rappresentati nel Next Generation 2026
Un ulteriore dato significativo riguarda i club di appartenenza dei giocatori.
Nell’elenco figurano 55 club distinti. Soltanto cinque compaiono con due talenti:
| Club | Giocatori |
|---|---|
| Bayern Monaco | Matouš Srb, Cassiano Kiala |
| Barcellona | Orian Goren, Jordi Pesquer |
| Roma | Antonio Arena, Slim Bouaskar |
| Ajax | Abdellah Ouazane, Mohamed Abdalla |
| New York Red Bulls | Caleb Simmons, Adri Mehmeti |
Gli altri 50 club presentano un solo calciatore.
Questa distribuzione dimostra quanto sia diversificata la provenienza calcistica dei profili selezionati.
Accanto ai grandi club europei troviamo Independiente del Valle, Diambars, Nordsjælland, Sporting Lagos e numerose altre realtà.
Attenzione, però: il club di appartenenza nel 2026 non coincide necessariamente con la società che ha formato il giocatore.
Un calciatore può aver svolto anni di formazione in una scuola calcio territoriale, essere cresciuto in un’altra academy e soltanto successivamente essere arrivato in un grande club.
Per questo non considero la presenza di due giocatori una prova della superiorità del relativo settore giovanile.
Per valutare realmente un’academy servirebbe ricostruire i percorsi individuali, le opportunità di gioco, gli ambienti di allenamento e la capacità di accompagnare i ragazzi verso il calcio senior.

Next Generation 2026: identificare il talento non significa svilupparlo
Il concetto più importante, per me, nasce proprio da questa distinzione.
Talent Identification significa individuare giocatori che presentano caratteristiche interessanti e un potenziale di sviluppo.
Talent Development significa creare le condizioni affinché quelle caratteristiche possano evolvere nel tempo.
Sono processi collegati, ma differenti.
Un ragazzo può essere identificato precocemente grazie a velocità, forza, tecnica, comprensione del gioco o capacità di risolvere situazioni complesse.
Ma dopo la selezione deve continuare ad apprendere.
Gli avversari diventano più forti. Gli spazi si riducono. Il tempo disponibile per decidere diminuisce. Le richieste tattiche e fisiche aumentano.
Ciò che funzionava in U15 potrebbe non essere più sufficiente in U19.
Il problema, quindi, non è soltanto riconoscere le qualità attuali, ma costruire un percorso che permetta al calciatore di adattarsi a livelli superiori.
Questa distinzione è centrale anche nel programma FIFA Talent Development, orientato alla creazione di opportunità e percorsi strutturati per lo sviluppo dei giovani talenti.
L’obiettivo non può limitarsi a trovare prima degli altri i giocatori promettenti.
Bisogna anche offrire loro ambienti in cui possano continuare a migliorare.
Maturazione biologica: perché il talento a 16 anni non è una previsione
I giocatori della classe 2009 hanno 16 o 17 anni nel momento della pubblicazione della selezione.
È una fase nella quale lo sviluppo individuale può presentare differenze significative.
Ragazzi della stessa età anagrafica possono trovarsi in momenti differenti della maturazione biologica.
Questo può influenzare forza, velocità, potenza, coordinazione e capacità di sostenere determinate richieste fisiche.
Un giocatore che domina grazie a un vantaggio maturativo non possiede automaticamente un maggiore potenziale futuro.
Allo stesso modo, un ragazzo meno sviluppato fisicamente non deve essere considerato meno promettente.
Ho approfondito questi aspetti nell’articolo sulla maturazione biologica nel calcio giovanile, distinguendo età relativa, sviluppo individuale e prestazione.
Per un osservatore o allenatore il punto non è ignorare la componente fisica, ma interpretarla correttamente.
Performance presente e potenziale futuro non sono sinonimi.
Il confronto con Next Generation 2021: lo sviluppo non è lineare
Il Guardian non si limita a pubblicare nuove selezioni. Torna periodicamente sui giocatori scelti negli anni precedenti.
Il 30 settembre 2026 ha pubblicato un approfondimento sui talenti del Next Generation 2021 a cinque anni di distanza.
Il confronto tra Youssoufa Moukoko e Jack Hinshelwood è particolarmente significativo.
Moukoko aveva raggiunto precocemente Bundesliga, Champions League e Nazionale maggiore, attirando una straordinaria attenzione internazionale.
Hinshelwood aveva seguito invece una progressione meno appariscente, consolidando successivamente il proprio percorso nel calcio di alto livello.
Le loro carriere hanno attraversato difficoltà, opportunità e tempi di crescita differenti.
Da questo confronto non possiamo concludere che debuttare presto sia dannoso, né che maturare più lentamente garantisca risultati migliori.
Possiamo però riconoscere una realtà fondamentale:
lo sviluppo di un giovane calciatore non segue necessariamente una traiettoria lineare.
Un talento identificato a 16 anni non è un prodotto finito.
È un giocatore che deve ancora attraversare una parte decisiva del proprio percorso formativo.
Cosa insegna Next Generation 2026 agli allenatori del settore giovanile
La selezione del Guardian è interessante anche per gli allenatori che lavorano lontano dalle academy professionistiche.
Non perché debbano cercare il prossimo campione mondiale in ogni allenamento, ma perché i percorsi di questi ragazzi richiamano principi applicabili a ogni livello.
1. Osservare oltre il risultato
La qualità del calciatore non può essere misurata esclusivamente attraverso gol, assist, vittorie o superiorità fisica.
Bisogna osservare i comportamenti: raccolta delle informazioni, scelta, tecnica funzionale, comprensione del gioco e adattamento alle situazioni.
È il principio che sviluppo nell’approfondimento sulla crescita individuale nel calcio giovanile.
2. Costruire problemi progressivamente più complessi
Un giovane deve incontrare situazioni adeguate alle competenze raggiunte.
Spazi più ridotti, opposizioni differenti, tempi decisionali più brevi e superiorità o inferiorità numeriche possono modificare il livello del problema.
L’obiettivo non è rendere l’esercitazione difficile a ogni costo, ma proporre una sfida che permetta di apprendere.
3. Sviluppare autonomia decisionale
Il giocatore non deve dipendere continuamente dalle indicazioni dell’allenatore.
Deve imparare a riconoscere informazioni, interpretare ciò che accade e scegliere.
Questo processo comincia già nell’Attività di Base, come approfondisco nella guida sull’allenamento Esordienti U12/U13.
4. Valutare i progressi nel tempo
Una prestazione brillante non racconta l’intero percorso.
Serve continuità nell’osservazione.
Quali problemi il giocatore riesce a risolvere oggi che prima non riusciva a risolvere?
Quanto è migliorata la sua autonomia?
Come reagisce quando le sue qualità abituali non sono sufficienti?
Sono domande che permettono di spostare l’attenzione dall’etichetta di talento al processo di crescita.
Next Generation 2026: chi diventerà davvero un calciatore di alto livello?
Oggi conosciamo i 60 nomi scelti dal Guardian.
Conosciamo i club di appartenenza e alcune caratteristiche che hanno attirato l’attenzione degli osservatori.
Non conosciamo ancora il punto di arrivo dei loro percorsi.
Nei prossimi anni alcuni potranno consolidarsi nel calcio professionistico di vertice. Altri attraverseranno cambi di squadra, difficoltà, infortuni o traiettorie differenti.
È proprio per questo che il Next Generation 2026 merita di essere seguito nel tempo.
Non soltanto per verificare chi diventerà famoso.
Ma per comprendere quali opportunità, contesti competitivi ed esperienze formative accompagneranno l’evoluzione di questi giocatori.
La vera domanda non è chi sia il migliore oggi.
È come ciascuno continuerà a migliorare domani.
Il mio pensiero — Mister Cacace
Quando osservo questi 60 ragazzi, non voglio limitarmi a individuare il prossimo fuoriclasse.
Mi interessa comprendere il percorso.
Dove hanno iniziato. Chi li ha formati. Quali difficoltà hanno affrontato. Quando hanno trovato un ambiente capace di proporre nuove sfide.
Nel mio lavoro considero fondamentale osservare non soltanto le qualità che un giovane possiede, ma soprattutto quelle che riesce a sviluppare.
Perché a 16 o 17 anni possiamo riconoscere un talento, ma non possiamo conoscere con certezza il calciatore che diventerà.
Il talento non va soltanto trovato. Va accompagnato.
Ed è proprio questa, per me, una delle responsabilità più importanti di chi lavora nel settore giovanile.
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Mister Cacace — Allenare oggi, formare domani.
