OGGI NASCEVA UN CAMPIONE | ALEJANDRO BALDE E IL TERZINO MODERNO: CORRERE NON BASTA

Alejandro Balde, terzino del Barcellona, protagonista di Oggi Nasceva un Campione: velocità e lettura del gioco.

LA VELOCITÀ TI PORTA NELLO SPAZIO. LA LETTURA DEL GIOCO TI DICE QUANDO ATTACCARLO. ⚽🧠

Il 18 ottobre 2003 nasce a Barcellona Alejandro Balde Martínez. Il 18 ottobre 2026 compie 23 anni: è il momento giusto per raccontare non soltanto la sua crescita nel Barça, ma ciò che un allenatore del settore giovanile può imparare dal suo percorso.

Alejandro Balde e il terzino moderno sono un punto di partenza ideale per una domanda concreta: quando una corsa sulla fascia produce davvero un vantaggio? La risposta non è «quando il giocatore è più veloce». È quando sa riconoscere postura avversaria, spazio disponibile, movimento del compagno e copertura alle proprie spalle.

In questo episodio di OGGI NASCEVA UN CAMPIONE voglio collegare la storia di un ragazzo cresciuto nella Masia a quattro comportamenti allenabili: osservare, orientare il primo controllo, condurre per creare una reazione e accelerare al momento opportuno.

Alejandro Balde e il terzino moderno: dalla Masia alla Champions

Balde entra nel settore giovanile del Barcellona nel 2011, a otto anni, dopo l’esperienza nell’Espanyol. Appartiene alla generazione 2003, ma il club racconta che viene spesso impiegato con gruppi più grandi. Dalla formazione di base passa progressivamente al Barça Atlètic, dove comincia a confrontarsi con un calcio più fisico, rapido ed esigente.

Il 14 settembre 2021 arriva l’esordio ufficiale in prima squadra: al Camp Nou, contro il Bayern Monaco, sostituisce Jordi Alba al 74° minuto. Ha ancora 17 anni; ne compirà 18 il mese successivo. Non è una serata felice per il Barcellona, sconfitto 0-3, ma per lui rappresenta un passaggio enorme.

Il racconto ufficiale del club evidenzia quanto l’ingresso sia stato improvviso: Alba chiede il cambio e Balde ha pochissimo tempo per prepararsi. È una storia che uso per ricordare ai giovani che la disponibilità a giocare è una competenza da allenare, non soltanto un atteggiamento da chiedere.

Le informazioni biografiche e sportive sono consultabili nella scheda ufficiale di Alejandro Balde del FC Barcelona e nel resoconto del debutto contro il Bayern.

Prima attaccante, poi terzino: perché non incasellare troppo presto i giovani

Il dettaglio che considero più formativo non riguarda però la Champions League. Riguarda i primi anni di Balde: nel calcio a sette aveva giocato da attaccante e da laterale; passando al calcio a undici era stato utilizzato anche da esterno alto. Soltanto dopo ha consolidato il ruolo di terzino sinistro.

Lo racconta lui stesso in una intervista ufficiale pubblicata dal Barcellona: inizialmente non amava la fase difensiva, ma ha imparato a riconoscere come le proprie caratteristiche potessero diventare utili nel nuovo ruolo.

Da allenatore, questa storia mi porta a una conclusione precisa. La specializzazione precoce può restringere esperienze che un giorno serviranno al calciatore. Un bambino che attacca la porta impara a percepire le distanze del difensore; un esterno offensivo conosce quando fissare l’avversario e quando cambiare ritmo. Competenze che, qualche anno dopo, possono diventare decisive anche per un terzino.

Non sto suggerendo di cambiare ruolo ai ragazzi senza criterio. Sto dicendo che, soprattutto in Scuola Calcio ed Esordienti, dobbiamo progettare occasioni per sperimentare, senza interpretare ogni posizione come un’etichetta definitiva. Il percorso deve ampliare il repertorio, non ridurlo.

Alejandro Balde e il terzino moderno: quattro principi da allenare

Analizzando il profilo di Balde, il primo elemento visibile è l’accelerazione. Il più interessante, però, è il rapporto fra velocità e lettura del gioco. Una progressione ha valore se altera le distanze dell’avversario, conquista campo o libera una linea di passaggio. Non basta percorrere metri con il pallone.

1. Scanning: prendere informazioni prima della ricezione

Prima di ricevere sulla fascia, il terzino dovrebbe riconoscere almeno tre riferimenti: il diretto avversario, il compagno che può sostenerlo e lo spazio verso cui orientare la giocata. Lo scanning non è girare la testa per abitudine. È cercare un’informazione che cambierà la scelta.

Durante le esercitazioni chiedo spesso: «Che cosa hai visto prima che arrivasse il pallone?». Se il ragazzo non sa rispondere, non mi interessa soltanto correggere la postura: voglio costruire una situazione in cui guardare diventi necessario.

2. Controllo orientato: il primo tocco prepara il secondo

Il controllo può aprire il corridoio di conduzione oppure chiuderlo. Una ricezione in avanti non è sempre la soluzione corretta: se l’avversario arriva frontalmente, il giocatore potrebbe dover proteggere, giocare dentro o tornare sul sostegno. L’orientamento corporeo serve a mantenere più opzioni, non a imporne una.

Per questo distinguo gesto ben eseguito da gesto funzionale. Un primo tocco pulito, ma indirizzato contro la pressione, può peggiorare la situazione. Nell’esercitazione Smarcamento e Combinazioni MC-TTA-001 lavoro proprio sul rapporto fra preparazione del corpo, controllo e giocata successiva.

3. Conduzione: avanzare per attirare una pressione

La conduzione non deve essere soltanto una gara di velocità. Se il terzino porta palla verso un avversario, può costringerlo a uscire e aprire una linea di passaggio alle sue spalle. Se l’avversario resta basso, può conquistare metri. Se lo spazio si chiude, la scelta migliore può diventare la trasmissione al compagno.

Il mio coaching point è semplice: non condurre perché hai spazio davanti; conduci finché quello spazio produce un vantaggio. Poi riconosci se accelerare, combinare o conservare il possesso.

4. Timing: accelerare quando l’avversario è vulnerabile

Il cambio di ritmo funziona quando incontra un difensore che sta cambiando direzione, uscendo in pressione oppure perdendo il riferimento dello spazio alle proprie spalle. Una corsa iniziata troppo presto può essere letta facilmente; una corsa tardiva può non servire più.

Nel calcio giovanile voglio allenare il momento della partenza, non premiare automaticamente chi corre più forte. Non confondo una buona accelerazione con una buona decisione: sono due qualità che devono incontrarsi.

Alejandro Balde e il terzino moderno: scanning, controllo orientato, conduzione e accelerazione.

Le collaborazioni laterali: terzino, ala e spazio da condividere

Un terzino non corre da solo. Le sue scelte dipendono da chi occupa il corridoio esterno, da chi si muove dentro il campo e da come difende l’avversario. Se l’ala rimane larga, l’inserimento interno può essere una soluzione; se l’ala viene dentro, può liberarsi la sovrapposizione esterna. Ma nessun movimento dovrebbe essere automatico.

Prendiamo un 2 contro 1 sulla fascia. Il difensore esce sul portatore? Il terzino può servire il compagno alle spalle. Il difensore protegge la linea di passaggio? Può essere più utile condurre e fissarlo. Il compagno entra nel medesimo corridoio? Prima di correre è necessario coordinare le occupazioni.

È una situazione che sintetizza il mio modo di lavorare: il movimento non precede sempre la lettura; nasce dalla lettura. E il giocatore deve sapere che, se la palla viene persa, la sua posizione ha conseguenze sull’equilibrio della squadra.

La fase difensiva del terzino: coraggio con responsabilità

La storia di Balde ricorda anche che un profilo offensivo deve imparare a difendere. Nella corsia laterale il duello richiede orientamento del corpo, gestione della distanza, riconoscimento del piede forte avversario e sostegno del centrale. Non ogni situazione va aggredita nello stesso modo.

Dopo una progressione, il terzino deve saper leggere la transizione negativa: può riaggredire immediatamente se distanza, coperture e contesto lo permettono; altrimenti deve recuperare posizione e proteggere la profondità. Questo aspetto diventa centrale con i Giovanissimi, quando le relazioni fra reparti acquistano maggiore importanza.

Nella mia guida all’allenamento U14/U15 collego proprio tecnica individuale, organizzazione collettiva e lettura delle transizioni. Il terzino offensivo che vogliamo formare non è libero dalla responsabilità difensiva: deve conoscerla ancora meglio.

Alejandro Balde, progressione offensiva del terzino e responsabilità nella transizione difensiva

Come allenare il terzino moderno: tre progressioni per il settore giovanile

Non voglio riprodurre meccanicamente le corse di Balde. Voglio creare condizioni in cui i ragazzi debbano osservare, scegliere e agire. Propongo tre progressioni originali, con misure indicative da adattare alla categoria, al numero di giocatori e al livello.

Prima di iniziare, fisso quattro indicatori osservabili:

  • Il ricevente guarda il difensore prima che arrivi il passaggio.
  • Il primo controllo prepara una scelta, senza diventare un automatismo.
  • Il terzino accelera quando il difensore concede uno spazio utile.
  • La squadra reagisce alla perdita proteggendo subito la profondità.

Progressione 1 — Ricezione e due corridoi di uscita

Organizzazione: spazio indicativo 15 × 12 metri; un passatore, un ricevente, un difensore e due corridoi d’uscita. Il difensore, inizialmente controllato e poi attivo, può schermare un corridoio. Compito: il ricevente prende informazioni prima del passaggio, orienta il primo controllo e avanza nel corridoio realmente disponibile; se entrambi sono chiusi, può restituire palla al passatore.

Osservo: scansione, postura, primo tocco, capacità di non forzare. L’errore da correggere non è soltanto perdere il pallone: è scegliere senza considerare il comportamento del difensore.

Progressione 2 — Due contro uno laterale con transizione

Organizzazione: corsia indicativa 20 × 15 metri, un terzino, un esterno offensivo, un difensore e una porticina per la transizione. Gli attaccanti segnano superando in conduzione una linea di meta o combinando per raggiungerla; se il difensore recupera, attacca la porticina opposta.

Osservo: quando il portatore fissa l’uomo, timing del compagno, scelta fra conduzione e passaggio, prima reazione alla perdita. Non premio la sovrapposizione in sé: premio la soluzione che sfrutta l’orientamento del difensore.

Progressione 3 — Gioco situazionale con corsie esterne

Organizzazione: 5 contro 5 con due sostegni esterni, in spazio indicativo 35 × 28 metri. I sostegni favoriscono soluzioni laterali e possono essere coinvolti per progredire; nella seconda serie consentiamo agli avversari di uscire in pressione sulle corsie, aumentando complessità e imprevedibilità.

Osservo: se la squadra riconosce quando attaccare una fascia, quando cambiare lato e come organizzarsi dietro la palla. Nessun obbligo di passare dall’esterno: la regola deve facilitare la scelta, non sostituirsi al giocatore. Per approfondire questa progressione metodologica rimando alla guida sull’allenamento del calcio giovanile.

Tre esercitazioni per il terzino moderno: ricezione, 2 contro 1 e gioco situazionale

Scuola Calcio, Esordienti, Giovanissimi: adattare senza copiare

Pulcini U10/U11: propongo conduzioni, cambi di ritmo, 1 contro 1 e rotazione dei ruoli. In questa età mi interessa che il bambino scopra possibilità diverse, non che impari una corsa standard da terzino.

Esordienti U12/U13: introduco il rapporto fra controllo orientato, 2 contro 1 e occupazione dei corridoi. Chiedo una prima motivazione della scelta: «Perché hai condotto? Perché hai passato?». La verbalizzazione serve a rendere consapevole il processo.

Giovanissimi U14/U15: aumento la pressione, la complessità delle collaborazioni e il peso delle coperture preventive. A questo livello un inserimento corretto per il portatore può essere sbagliato per la squadra se lascia una transizione scoperta.

Il mio pensiero: non formiamo corridori, formiamo calciatori

Quando guardo un giovane terzino, la prima cosa che voglio capire non è quanto corre. Mi interessa cosa vede prima di ricevere, come utilizza il corpo, se riconosce il difensore e se sceglie l’istante giusto per avanzare.

La storia di Balde mi ricorda che non devo definire troppo presto un ragazzo per il ruolo che occupa oggi. Voglio offrirgli esperienze da attaccante, da difensore, da giocatore che crea e da giocatore che protegge. Quelle competenze, un giorno, potranno incontrarsi.

Per me il punto non è allenare la velocità separatamente dall’intelligenza di gioco. È insegnare a dare uno scopo alla velocità. Non voglio un terzino che parta sempre. Voglio un terzino che sappia perché partire.

Allenare oggi. Formare domani.

📣 Se questo approfondimento può essere utile a un altro allenatore, condividilo e raccontami nei commenti: nel tuo settore giovanile il terzino viene ancora valutato soprattutto per la corsa o per le decisioni?

— Mister Cacace

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