IL PASSAGGIO NON COMINCIA QUANDO IL PIEDE COLPISCE IL PALLONE. COMINCIA QUANDO IL GIOCATORE VEDE CIÒ CHE GLI ALTRI NON HANNO ANCORA VISTO. 👀⚽
Parlare di Trent Alexander-Arnold terzino significa andare oltre cross, assist e calci piazzati.
Significa osservare un giocatore capace di raccogliere informazioni prima della ricezione, orientare il corpo, riconoscere una linea di passaggio e utilizzare il pallone per modificare la disposizione degli avversari.
Trent Alexander-Arnold nasce il 7 ottobre 1998 a Liverpool. Oggi, 7 ottobre 2026, compie 28 anni. Il Real Madrid lo indica attualmente come difensore della prima squadra e proprio oggi ha ricordato che, dal suo arrivo in Spagna, ha raggiunto 40 presenze ufficiali: 25 in Liga, 10 in Champions League e 5 nel FIFA Club World Cup.
Ma per chi lavora nel settore giovanile la domanda più interessante non è quanti assist abbia realizzato.
È un’altra:
che cosa succede prima del passaggio?
Prima c’è uno sguardo.
Poi una posizione.
Poi un orientamento.
Poi una decisione.
Soltanto alla fine vediamo il gesto tecnico.
Ed è proprio in quella parte invisibile dell’azione che Trent Alexander-Arnold può diventare un riferimento formativo straordinariamente interessante.
Trent Alexander-Arnold terzino: prima era un centrocampista
C’è un dettaglio della sua formazione che aiuta a comprendere tutto il resto.
Alexander-Arnold entra nell’Academy del Liverpool quando ha appena sei anni. Cresce nel settore giovanile del club della propria città e, inizialmente, non viene formato come terzino.
Gioca soprattutto a centrocampo.
È durante la fase finale del percorso Academy che gli allenatori del Liverpool individuano nella posizione di terzino destro una possibile strada più rapida verso la prima squadra.
Il cambio di ruolo non cancella però ciò che aveva imparato.
Al contrario.
Porta quelle qualità con sé.
Il Liverpool lo avrebbe poi descritto come un difensore capace di funzionare quasi come un playmaker dalla fascia, utilizzando soprattutto passaggio e cross per creare occasioni.
È un concetto molto interessante anche nel settore giovanile.
Troppo spesso pensiamo al ruolo come a qualcosa che definisce il giocatore.
Terzino.
Centrocampista.
Esterno.
Trequartista.
Ma la formazione dovrebbe procedere nella direzione opposta.
Prima costruiamo strumenti.
Poi il giocatore impara a utilizzarli da posizioni differenti.
È un principio molto vicino a quello analizzato nell’approfondimento su Francesco Totti e la visione di gioco.
Prima viene il giocatore. Poi viene il ruolo.
Alexander-Arnold rappresenta perfettamente questa idea.
Trent Alexander-Arnold terzino: il passaggio comincia prima del controllo
Immaginiamo Trent largo sulla destra.
Il pallone sta arrivando.
Osservando soltanto il momento della ricezione potremmo concentrarci su:
piede utilizzato;
qualità del controllo;
posizione della caviglia;
precisione del passaggio successivo.
Sono elementi importanti.
Ma manca qualcosa.
Prima che il pallone arrivi, il giocatore può aver già raccolto informazioni decisive.
Dove arriva la pressione?
Il compagno interno è libero?
L’avversario sta chiudendo la linea?
C’è spazio alle sue spalle?
Il giocatore opposto è raggiungibile con un cambio di gioco?
Posso avanzare?
Devo giocare di prima?
Posso attirare la pressione prima di trasmettere?
La qualità del gesto successivo dipende anche da queste informazioni.
È ciò che approfondisco nell’articolo dedicato a percezione, decisione ed esecuzione nel calcio giovanile: il gesto visibile rappresenta soltanto l’ultima parte di un processo iniziato prima del contatto con il pallone.

La scansione non significa semplicemente girare la testa
Nel calcio giovanile utilizziamo sempre più spesso la parola scanning.
È positivo.
Ma può diventare rapidamente un’altra istruzione meccanica.
“Guarda prima.”
“Controlla la spalla.”
“Gira la testa.”
Il rischio è vedere giovani calciatori che muovono lo sguardo perché l’allenatore lo richiede senza sapere realmente quale informazione stanno cercando.
Alexander-Arnold ci permette di spostare l’attenzione.
Non conta soltanto guardare.
Conta capire.
Posizione dell’avversario.
Movimento del compagno.
Spazio disponibile.
Pressione.
Profondità.
Ampiezza.
Possibilità di cambiare lato.
La scansione è utile soltanto quando modifica ciò che il giocatore farà dopo.
Questo è uno dei principi che collego al concetto di giocatore enattivo: un giocatore che non esegue semplicemente una soluzione conosciuta, ma interagisce continuamente con spazio, avversari e compagni e modifica la propria risposta in base alle informazioni disponibili.
Trent Alexander-Arnold terzino e il controllo che prepara la giocata
Se ho guardato prima, posso preparare meglio il corpo.
Ed è qui che entra la ricezione.
Un controllo può semplicemente fermare il pallone.
Oppure può preparare l’azione successiva.
La differenza è enorme.
Un giocatore completamente chiuso verso il compagno che gli trasmette palla deve spesso compiere una nuova azione prima di poter vedere il campo.
Controlla.
Si gira.
Guarda.
Decide.
Gioca.
Se invece la situazione permette una postura più aperta, alcune di queste fasi possono sovrapporsi.
Il giocatore riceve mentre vede.
Orienta mentre controlla.
E può decidere prima.
Non significa che il controllo orientato sia sempre la soluzione corretta.
Se la pressione arriva immediatamente, proteggere può essere necessario.
Se lo spazio è chiuso, giocare indietro può essere la soluzione migliore.
Se un compagno si libera di prima, un controllo aggiuntivo può addirittura rallentare l’azione.
Il principio non è:
“orienta sempre il controllo.”
Il principio è:
orienta il corpo e il controllo in funzione di ciò che hai percepito.
È precisamente il rapporto tra gesto e decisione che approfondisco in Allenare il gesto o allenare la decisione?
Non tutti i passaggi riusciti producono lo stesso effetto
Qui arriviamo al punto centrale.
Quando valutiamo un giovane calciatore utilizziamo spesso una distinzione semplice:
passaggio riuscito;
passaggio sbagliato.
Ma due passaggi completati possono avere un valore completamente differente.
Il primo può consegnare la palla a un compagno fermo e immediatamente pressato.
Il secondo può superare una linea.
Un altro può cambiare lato prima dello scivolamento avversario.
Un altro ancora può servire il compagno nello spazio invece che sui piedi.
Tecnicamente sono tutti passaggi riusciti.
Tatticamente non producono la stessa cosa.
Alexander-Arnold diventa particolarmente interessante proprio qui.
Non osserviamo soltanto dove arriva il pallone.
Osserviamo:
quanti avversari costringe a muoversi;
quale linea riesce a superare;
quanto tempo consegna al ricevente;
se il passaggio permette al compagno di giocare fronte alla porta;
se trasforma una situazione neutra in una situazione vantaggiosa.
È lo stesso principio che abbiamo analizzato con Luis Alberto e l’ultimo passaggio: il livello superiore della trasmissione non consiste soltanto nel trovare il compagno, ma nel migliorare la situazione nella quale quel compagno riceverà.
Il passaggio non deve soltanto arrivare.
Deve produrre qualcosa.

Liverpool-Barcellona: quando vedere prima cambia una partita
Il 7 maggio 2019 possiamo osservare questo principio nella sua forma più estrema.
Liverpool-Barcellona.
Semifinale di ritorno della Champions League.
Il Liverpool arriva ad Anfield dopo aver perso 3-0 al Camp Nou.
La rimonta porta la partita sul 3-0.
Al 79º minuto Alexander-Arnold si avvicina alla bandierina per un calcio d’angolo.
Sembra allontanarsi.
Poi si gira.
Il Barcellona non è ancora completamente organizzato.
Trent batte rapidamente verso il primo palo.
Divock Origi conclude.
4-0.
Liverpool in finale.
UEFA ha successivamente inserito quella giocata tra gli assist memorabili della Champions League. Ancora più interessante, l’analisi tecnica UEFA della competizione raccontò che lo staff del Liverpool aveva notato alcuni momenti di disattenzione del Barcellona sulle riprese rapide e aveva lavorato per sfruttarli.
Il gesto tecnico è semplice.
Un calcio d’angolo rasoterra.
Ma la giocata è straordinaria perché viene prima.
Osservazione.
Riconoscimento.
Decisione.
Esecuzione.
La tecnica conclude il processo.
L’informazione lo aveva già iniziato.
Trent Alexander-Arnold terzino: i numeri raccontano un creatore
La carriera al Liverpool rende evidente quanto questo comportamento abbia prodotto anche numeri eccezionali.
Alexander-Arnold lascia il club nel 2025 dopo:
354 presenze;
23 gol;
86 assist.
Conquista con i Reds due Premier League, una Champions League, una UEFA Super Cup, un FIFA Club World Cup, una FA Cup e due League Cup.
Nella Premier League 2018/19 produce 12 assist.
Nel 2019/20 sale a 13, stabilendo allora un nuovo riferimento per un difensore nel campionato inglese.
Nel 2021/22 torna a quota 12 in Premier League e chiude la stagione con 18 assist complessivi in tutte le competizioni, il proprio massimo stagionale con il Liverpool.
Nel 2020 viene inoltre eletto PFA Young Player of the Year dopo una stagione di Premier con 13 assist, quattro gol e una partecipazione a 12 clean sheet.
I numeri sono impressionanti.
Ma per noi rappresentano soprattutto una conseguenza.
La domanda formativa rimane:
quali comportamenti permettevano a un terzino di produrre così tante occasioni?
Il terzino che obbliga l’avversario a scegliere
Un giocatore diventa pericoloso non soltanto quando supera fisicamente un avversario.
Può esserlo quando lo costringe a decidere.
Immaginiamo Alexander-Arnold in possesso sul lato destro.
L’esterno avversario può uscire.
Il centrocampista può scivolare.
Il terzino può stringere.
Un centrale può proteggere la profondità.
Più Trent mantiene soluzioni disponibili, più l’avversario deve interrogarsi.
Cross?
Passaggio dentro?
Cambio gioco?
Palla dietro la linea?
Conduzione?
Combinazione corta?
È questa molteplicità a produrre incertezza.
E un principio simile vale per i giovani.
Un giocatore che utilizza sempre la stessa soluzione diventa rapidamente leggibile.
Uno che possiede più strumenti e raccoglie informazioni prima di scegliere può invece adattarsi.
Per questo la tecnica individuale non dovrebbe produrre soltanto esecuzioni più pulite.
Dovrebbe aumentare il numero di problemi che il giocatore è capace di risolvere.
Dal Liverpool al Real Madrid
Nel 2025 Alexander-Arnold chiude il lunghissimo percorso con il Liverpool e passa al Real Madrid.
Il debutto con il club spagnolo arriva nel giugno 2025 contro l’Al Hilal nel FIFA Club World Cup.
Nel comunicato pubblicato oggi per il suo 28º compleanno, il Real Madrid registra 40 presenze ufficiali con il club.
Il contesto cambia.
Il campionato cambia.
Cambiano compagni, principi tattici e richieste.
Ma il patrimonio tecnico costruito negli anni rimane disponibile.
Ed è proprio questo un altro messaggio importante per la formazione.
Non possiamo sapere esattamente quale sistema utilizzerà un ragazzo a 18, 20 o 25 anni.
Possiamo però provare a costruire strumenti trasferibili.
Percezione.
Orientamento.
Primo controllo.
Passaggio.
Conduzione.
Capacità di utilizzare entrambi i lati del campo.
Comprensione dello spazio.
Più strumenti possiede il giocatore, più sarà libero di adattarsi.
Trent Alexander-Arnold con l’Inghilterra
Il percorso internazionale completa il profilo.
Alexander-Arnold debutta con la Nazionale maggiore inglese il 6 giugno 2018.
England Football registra attualmente 36 presenze e 4 gol e lo classifica nella rosa come centrocampista, altro dettaglio interessante rispetto alla rigidità con cui spesso definiamo i ruoli.
Terzino nel club.
Possibile centrocampista in altri contesti.
Ancora una volta la posizione può cambiare.
Le qualità rimangono:
lettura;
passaggio;
orientamento;
capacità di giocare davanti alla pressione;
gestione delle distanze.

Trent Alexander-Arnold terzino nel calcio giovanile: cosa possiamo allenare
L’obiettivo non può essere dire a un ragazzo:
“Gioca come Trent.”
Non avrebbe senso.
Il campione deve essere utilizzato per estrarre principi, non per creare copie.
Con Alexander-Arnold possiamo lavorare soprattutto su cinque aspetti.
👀 SCANSIONE
Prima della ricezione il giocatore deve raccogliere informazioni utili.
Non chiediamogli semplicemente di guardare.
Creiamo una situazione nella quale ciò che vede possa realmente modificare la scelta.
🧭 ORIENTAMENTO
La postura deve permettere, quando possibile, di mantenere più opzioni.
Palla.
Avversario.
Compagno.
Spazio successivo.
Un corpo già preparato può diminuire il tempo necessario per la giocata.
⚽ RICEZIONE
Il controllo non deve essere giudicato soltanto per quanto è pulito.
Dobbiamo domandarci:
che cosa permette di fare dopo?
🧠 DECISIONE
Corto?
Dentro?
Fuori?
Cambio gioco?
Conduzione?
Non esiste una soluzione corretta indipendentemente dalla situazione.
🎯 CREAZIONE DEL VANTAGGIO
La domanda finale non dovrebbe essere soltanto:
“Il passaggio è arrivato?”
Ma:
“Che cosa ha prodotto?”
È qui che possiamo trasformare progressivamente la tecnica in tecnica funzionale.
Un principio pratico da portare nell’allenamento
Possiamo partire da una semplice situazione laterale.
Un giocatore riceve da un compagno interno.
Davanti ha pressione.
All’interno un possibile sostegno.
Più avanti un giocatore tra le linee.
Sul lato opposto una soluzione lunga.
Inizialmente possiamo lavorare senza opposizione per consolidare controllo e trasmissione.
Poi inserire un segnale percettivo.
Successivamente un difendente semiattivo.
Infine opposizione reale.
La progressione diventa:
GESTO → INFORMAZIONE → PRESSIONE → SCELTA → GIOCO
È lo stesso principio metodologico sviluppato nell’approfondimento su come trasformare un esercizio tecnico in una situazione di gioco.
Non dobbiamo eliminare la tecnica analitica.
Dobbiamo darle una direzione.
Il giovane può inizialmente imparare come colpire la palla.
Come orientare il controllo.
Come utilizzare l’interno piede.
Come giocare una diagonale lunga.
Poi dobbiamo restituire progressivamente il problema.
Un avversario.
Uno spazio.
Una pressione.
Più possibilità.
Un tempo limitato.
Perché in partita nessuno dirà:
“Adesso fai il cambio gioco.”
Il giocatore dovrà riconoscerlo.
Trent Alexander-Arnold terzino: la lezione per il settore giovanile
Possiamo ricordare Alexander-Arnold attraverso gli assist.
I cross.
I calci piazzati.
Il corner contro il Barcellona.
La Champions.
Le Premier League.
Gli 86 assist con il Liverpool.
Ma guardandolo con gli occhi di un allenatore del settore giovanile emerge qualcosa di ancora più interessante.
Il passaggio è soltanto l’azione visibile.
Prima vengono:
informazione;
orientamento;
posizione;
lettura dell’avversario;
movimento del compagno;
riconoscimento dello spazio;
decisione.
Poi il piede dà forma a ciò che il giocatore ha compreso.
Ed è probabilmente questa la lezione più importante.
Non dobbiamo formare soltanto ragazzi capaci di passare bene il pallone.
Dobbiamo provare a formare ragazzi capaci di capire perché, quando, dove e con quale intenzione passarlo.
Perché la precisione permette alla palla di arrivare.
La comprensione del gioco permette alla palla di creare un vantaggio.
📚 Questo articolo fa parte di OGGI NASCEVA UN CAMPIONE, la rubrica di Mister Cacace dedicata ai grandi giocatori del passato e del presente riletti attraverso ciò che possono insegnare alla formazione dei giovani calciatori. Scopri tutti gli episodi di Oggi Nasceva un Campione
💭 Il mio pensiero — Mister Cacace
Io credo che uno degli errori più grandi nella formazione sia osservare soltanto ciò che il giocatore fa con il pallone.
Un passaggio nasce molto prima.
Nasce da ciò che il ragazzo ha visto, da come si è orientato e dalla capacità di riconoscere quale soluzione può realmente migliorare l’azione.
Voglio allenare il piede, ma voglio soprattutto creare giocatori capaci di capire quando utilizzarlo.
Allenare oggi, formare domani.
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— Mister Cacace
