OGGI NASCEVA UN CAMPIONE | FRANCESCO TOTTI: VEDERE PRIMA, GIOCARE PRIMA

Parlare di Francesco Totti e la visione di gioco significa andare oltre i gol, il numero 10 e una carriera interamente legata alla Roma. Una delle sue qualità più interessanti, soprattutto per chi lavora nella formazione dei giovani calciatori, era la capacità di raccogliere informazioni prima degli altri, anticipare lo sviluppo dell’azione e trasformare quella lettura in una giocata capace di creare immediatamente vantaggio.

🎉 50 anni
📅 27 settembre 1976
📍 Roma, Italia
🎯 Trequartista / attaccante
🇮🇹 Italia
🏆 Campione del Mondo 2006
👟 Scarpa d’Oro Europea 2006/07

Vedere prima per giocare prima

Ci sono giocatori capaci di eseguire rapidamente.

E ci sono giocatori che riescono a essere rapidi perché hanno già visto ciò che sta per accadere.

Francesco Totti apparteneva alla seconda categoria.

Tecnica, fantasia, qualità nello stretto, passaggio, tiro e finalizzazione erano componenti evidenti del suo repertorio. Ma raccontarlo soltanto attraverso queste caratteristiche significherebbe fermarsi alla superficie.

Una parte fondamentale del suo calcio avveniva prima del gesto tecnico.

Prima del controllo.

Prima del passaggio.

Prima della conclusione.

Totti osservava il movimento dei compagni, l’orientamento degli avversari, gli spazi che stavano per aprirsi e le possibilità che un’azione avrebbe potuto generare.

Poi giocava.

Vedere prima non significa avere più tempo.

Significa utilizzare meglio il tempo disponibile.

È da qui che parte la lezione più interessante per il settore giovanile.

Francesco Totti e la visione di gioco: prima viene l’informazione

La FIGC descrive Totti come un attaccante totale, sottolineandone la straordinaria visione di gioco, la fantasia, i passaggi di prima e la capacità di interpretare differenti posizioni offensive.

Ma cosa significa davvero avere visione di gioco?

Non significa soltanto riuscire a vedere molti compagni.

Significa riconoscere quali informazioni sono importanti per la giocata successiva.

Dove si trova il compagno?

In quale direzione sta correndo?

Come è orientato il difensore?

La linea avversaria sta salendo o scappando?

Quale spazio si sta aprendo?

Il pallone deve arrivare sui piedi oppure davanti al ricevente?

Il giocatore evoluto non aspetta necessariamente di ricevere il pallone per iniziare a rispondere a queste domande.

Raccoglie informazioni prima.

Per questo il passaggio rappresenta soltanto la parte visibile del processo.

Prima del piede c’è lo sguardo.

Una carriera costruita leggendo il gioco

Il percorso calcistico di Totti nasce a Roma e passa attraverso Fortitudo, SMIT Trastevere e Lodigiani, prima dell’ingresso nel settore giovanile giallorosso.

Nel marzo 1993 arriva l’esordio in prima squadra, a soli 16 anni.

Da quel momento comincia una storia durata 25 stagioni con la Roma, 20 delle quali da capitano. Chiuderà con 786 presenze e 307 gol, diventando il recordman del club per entrambe le statistiche.

Ma i numeri spiegano soltanto una parte del giocatore.

Totti non era un calciatore che aspettava semplicemente che l’azione arrivasse nella propria zona.

Poteva abbassarsi.

Ricevere tra le linee.

Giocare di prima.

Servire la profondità.

Cambiare lato.

Attaccare nuovamente l’area.

Concludere.

Era capace di modificare la propria posizione senza perdere la propria identità calcistica.

Cambiare ruolo senza cambiare identità

Trequartista con Carlo Mazzone.

Ala nel tridente.

Riferimento offensivo.

Seconda punta.

Centravanti.

Falso nove nel sistema di Luciano Spalletti.

Le posizioni cambiarono durante la carriera, ma molte delle qualità utilizzate per risolvere i problemi del gioco rimasero le stesse. La FIGC ricorda esplicitamente questa capacità di Totti di interpretare ruoli offensivi differenti.

Ed è un concetto molto importante nella formazione.

Nel settore giovanile rischiamo spesso di definire troppo presto un ragazzo attraverso una posizione:

“È un trequartista.”

“È un esterno.”

“È una punta.”

“È un centrocampista.”

Ma prima di chiedere dove deve giocare, dovremmo osservare quali problemi del gioco è capace di risolvere.

Francesco Totti: prima il giocatore, poi il ruolo

Totti poteva essere efficace in zone differenti perché possedeva strumenti trasferibili:

visione, orientamento, tecnica, tempi di gioco, comprensione degli spazi e capacità di relazione con i compagni.

Prima viene il giocatore.

Poi viene il ruolo.

Questo principio dovrebbe accompagnare soprattutto le prime fasi del percorso formativo: costruire giocatori capaci di comprendere il gioco prima di specializzarli rigidamente dentro una posizione.

Il 2006/07: quando il creatore diventa anche finalizzatore

La stagione 2006/07 rappresenta uno degli esempi più interessanti dell’evoluzione di Totti.

Con Luciano Spalletti diventa il riferimento offensivo centrale della Roma.

Ma non interpreta quella posizione come un centravanti tradizionale.

Viene incontro.

Si allontana dalla linea difensiva.

Crea connessioni.

Libera gli inserimenti dei compagni.

Riceve tra centrocampo e difesa.

Poi riattacca la porta.

Il risultato è straordinario:

⚽ 26 gol in Serie A

🥇 Capocannoniere

👟 Scarpa d’Oro Europea 2006/07

UEFA certifica i 26 gol che gli permisero di conquistare la Scarpa d’Oro davanti agli altri grandi marcatori europei.

Dal punto di vista formativo, però, il dato più interessante non è semplicemente il numero delle reti.

È il fatto che Totti riesca a diventare un finalizzatore senza smettere di essere un creatore.

La posizione cambia.

La capacità di leggere rimane.

Uscire dalla linea per creare spazio

Quando un attaccante viene incontro, può sembrare che si stia allontanando dalla zona più pericolosa.

Ma un movimento non dovrebbe essere valutato soltanto osservando dove termina.

Dobbiamo chiederci cosa produce.

Quando Totti si abbassava, un difensore poteva essere costretto a scegliere:

seguirlo?

restare?

accorciare?

proteggere la profondità?

Da quella scelta poteva nascere un nuovo spazio.

Se il difensore usciva, qualcuno poteva attaccare alle sue spalle.

Se rimaneva, Totti poteva trovare spazio tra le linee.

Un movimento non vale soltanto per dove porta il giocatore.

Vale per ciò che provoca nel sistema.

È un concetto che si collega direttamente anche all’analisi che ho dedicato a Michael Ballack: l’inserimento non è arrivare in area, ma arrivarci nel momento giusto.

Con Ballack il tema è il tempo dell’arrivo.

Con Totti diventa il tempo della lettura che permette di servire quell’arrivo.

Due comportamenti differenti, ma collegati dallo stesso principio: il movimento acquista valore quando è sincronizzato con ciò che accade intorno.

Giocare il movimento, non il giocatore

Immaginiamo un compagno che attacca la profondità.

Nel momento in cui parte si trova in un punto.

Un secondo dopo sarà altrove.

Dove deve arrivare il pallone?

Dove si trovava?

Oppure dove potrà riceverlo continuando a mantenere il vantaggio sull’avversario?

Questa differenza modifica completamente la qualità della giocata.

Totti era particolarmente efficace nel servire il compagno dentro il movimento.

Non vedeva soltanto una maglia.

Vedeva una traiettoria.

Francesco Totti e il grande passaggio che trova il movimento del compagno

Il grande passaggio non trova il compagno.

Trova il suo movimento.

Un passaggio può essere tecnicamente preciso e allo stesso tempo tatticamente poco efficace.

Può arrivare perfettamente sul piede del compagno, ma obbligarlo a fermarsi.

Può rallentare un attacco.

Può permettere all’avversario di recuperare posizione.

Può eliminare un vantaggio che l’azione aveva già creato.

Un passaggio realmente funzionale dovrebbe invece aiutare il ricevente a continuare l’azione.

Avanzare.

Superare una linea.

Mantenere velocità.

Proteggere il pallone.

Attaccare uno spazio.

Preparare rapidamente la giocata successiva.

Qui ritorna uno dei concetti centrali del mio approfondimento “Tecnica nel calcio giovanile: gesto o decisione?”:

la tecnica non può essere separata dall’informazione che porta il giocatore a utilizzarla.

Un gesto tecnicamente corretto non è automaticamente una giocata efficace.

Giocare prima non significa giocare in fretta

Nel settore giovanile utilizziamo spesso indicazioni come:

“Gioca prima.”

“Uno o due tocchi.”

“Muovi velocemente la palla.”

Indicazioni che possono avere senso, ma che rischiano di concentrarsi esclusivamente sulla velocità dell’esecuzione.

Giocare prima non significa necessariamente eliminare un tocco.

Se il giocatore non ha raccolto informazioni, il passaggio di prima può diventare semplicemente un modo rapido per liberarsi del pallone.

La vera velocità nasce spesso prima della ricezione.

Se ho già visto:

il compagno,

l’avversario,

lo spazio,

la pressione,

la direzione della corsa,

allora posso preparare anticipatamente la mia decisione.

A quel punto il gioco di prima non è un vincolo.

È una possibilità.

Questo principio si collega anche al mio approfondimento su Karl-Heinz Rummenigge e la lucidità dopo l’accelerazione.

Con Rummenigge il tema era mantenere lucidità mentre aumentava la velocità dell’azione.

Con Totti possiamo osservare il problema da un’altra prospettiva:

aumentare la velocità del gioco perché l’informazione è stata raccolta prima.

La sequenza del giocatore che vede prima

Francesco Totti: vedere prima, giocare prima, visione di gioco

Possiamo sintetizzare il processo in cinque momenti:

👀 OSSERVA → 🧠 ANTICIPA → ⚽ RICEVI → 🎯 GIOCA → 🔄 RIATTACCA

Osserva.
Raccogli informazioni prima della ricezione: compagni, avversari, spazio, pressione e direzioni di corsa.

Anticipa.
Non osservare soltanto la fotografia presente. Prova a riconoscere ciò che potrebbe accadere nell’istante successivo.

Ricevi.
Il primo controllo deve essere coerente con ciò che hai già visto e, quando possibile, preparare l’azione successiva.

Gioca.
Palla sui piedi? Spazio? Cambio lato? Conclusione? Non esiste una risposta corretta indipendentemente dal contesto.

Riattacca.
Dopo il passaggio non uscire dall’azione. Crea una nuova linea, cambia posizione, renditi nuovamente disponibile.

Il passaggio non rappresenta necessariamente la fine dell’azione del giocatore.

Può essere l’inizio di una nuova relazione.

Il Mondiale 2006: decisione dentro la pressione

Pochi mesi prima del Mondiale 2006, un grave infortunio alla caviglia mette in dubbio la partecipazione di Totti alla competizione.

Recupera in tempo.

Negli ottavi contro l’Australia parte dalla panchina e viene inserito nel corso della partita.

L’Italia gioca in inferiorità numerica.

Al 95° minuto arriva il calcio di rigore.

Totti prende il pallone.

Segna.

Italia 1-0 e qualificazione ai quarti.

FIFA ricorda quel rigore come uno dei momenti decisivi del percorso che porterà poi gli Azzurri al titolo mondiale.

Il gol è la parte visibile.

Prima ci sono lettura del contesto, responsabilità, tecnica e capacità di scegliere sotto pressione.

Ancora una volta:

percezione → decisione → esecuzione.

Cosa può imparare un giovane trequartista da Francesco Totti?

Il primo insegnamento è guardare prima di ricevere. Non aspettare che il pallone arrivi per iniziare a cercare informazioni.

Il secondo è osservare il movimento, non soltanto il compagno. Capire dove sta andando può essere più importante che vedere dove si trova.

Il terzo è utilizzare il passaggio per creare vantaggio. La precisione è necessaria, ma non sufficiente.

Il quarto è evitare tocchi inutili. Quando la soluzione è già stata riconosciuta, un controllo supplementare può concedere all’avversario il tempo necessario per recuperare.

Il quinto è continuare a giocare dopo la trasmissione. Passare e fermarsi interrompe una relazione; passare e muoversi ne può creare una nuova.

E infine: non diventare troppo presto schiavi del ruolo.

Un giovane capace di leggere situazioni differenti potrà adattarsi progressivamente a più zone e funzioni del campo.

Come allenare la visione di gioco nel settore giovanile?

Se vogliamo trasferire sul campo il principio di Francesco Totti e la visione di gioco, non basta costruire esercitazioni nelle quali la soluzione è già completamente conosciuta.

A passa a B.

B passa a C.

C conclude.

Queste sequenze possono avere una funzione tecnica, ma non obbligano necessariamente il giocatore a riconoscere informazioni nuove.

In partita, invece, lo spazio cambia continuamente.

Per questo possiamo utilizzare esercitazioni nelle quali il giovane debba osservare prima della ricezione, scegliere tra più linee di passaggio, riconoscere movimenti differenti del compagno, decidere tra palla sui piedi e palla nello spazio e modificare la soluzione in base al comportamento dell’avversario.

La domanda dell’allenatore non dovrebbe quindi essere soltanto:

“Il passaggio è stato preciso?”

Ma anche:

“Quel passaggio ha permesso al compagno di continuare a giocare?”

Qui cambia il significato del lavoro.

Non stiamo più allenando soltanto un gesto.

Stiamo allenando una relazione tra:

PERCEZIONE → ANTICIPAZIONE → DECISIONE → ESECUZIONE → NUOVA AZIONE.

Francesco Totti e la visione di gioco: la lezione per il settore giovanile

La carriera di Francesco Totti racconta una lunga serie di numeri, trofei e momenti iconici.

Ma osservata con gli occhi di chi lavora nel settore giovanile racconta soprattutto qualcosa di diverso.

Il giocatore evoluto non diventa veloce eliminando il pensiero.

Diventa veloce perché impara progressivamente a riconoscere prima ciò che il gioco gli sta chiedendo.

Vedere.

Interpretare.

Anticipare.

Scegliere.

Poi eseguire.

Totti poteva cambiare posizione senza perdere la propria identità perché la sua efficacia non dipendeva esclusivamente dal punto del campo nel quale veniva collocato.

Dipendeva dalla capacità di comprendere ciò che accadeva intorno a lui.

Il ruolo dice dove parti.

La comprensione del gioco determina ciò che riesci a vedere, scegliere e risolvere.

Ed è probabilmente questa una delle lezioni più importanti da trasferire ai giovani.

Non formare soltanto calciatori capaci di eseguire.

Formare giocatori capaci di leggere il gioco.

💭 Il Mio Pensiero — Mister Cacace

Per me, il grande passaggio non trova il compagno: trova il suo movimento. Vedere prima significa creare il vantaggio prima ancora di toccare il pallone.

Allenare oggi, formare domani.

🔄 Se questo approfondimento può essere utile a un altro allenatore, condividilo.

— Mister Cacace

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