Maturazione biologica nel calcio giovanile: stessa età, sviluppo diverso

La maturazione biologica nel calcio giovanile può modificare profondamente il modo in cui interpretiamo la prestazione di un giovane calciatore.

Due ragazzi possono avere 13 anni, appartenere alla stessa categoria, allenarsi nello stesso gruppo e affrontare le stesse richieste. Ma questo non significa che si trovino nello stesso momento del proprio sviluppo.

Ed è proprio qui che nasce uno degli errori più pericolosi nei processi di selezione giovanile:

confondere chi è più performante oggi con chi possiede maggiore potenziale per domani.

Un nuovo studio pubblicato il 3 settembre 2026 sull’International Journal of Sports Science & Coaching ha analizzato 199 calciatori cinesi U13, U14 e U15, cercando di distinguere l’influenza di due fenomeni spesso sovrapposti nel Talent Identification: Relative Age Effect e maturazione biologica.

I risultati meritano attenzione da parte di allenatori, responsabili tecnici, preparatori e osservatori.

Perché ci ricordano una cosa fondamentale:

stessa categoria non significa necessariamente stesso sviluppo.

Maturazione biologica nel calcio giovanile: cosa dice lo studio

La ricerca ha analizzato caratteristiche antropometriche e differenti indicatori di performance fisica nei 199 giovani calciatori.

Il dato più interessante riguarda proprio il rapporto tra età relativa e maturazione.

Il Relative Age Effect, cioè il possibile vantaggio associato all’essere relativamente più grandi all’interno dello stesso anno di selezione, risultava significativo nel gruppo U13 e nel campione complessivo.

Questo effetto, però, diminuiva progressivamente fino a risultare non significativo negli U14 e negli U15.

La maturazione mostrava invece un quadro differente.

Lo stato maturativo risultava significativamente associato alla maggior parte degli indicatori di performance fisica analizzati.

L’effetto indipendente dell’età relativa era molto più limitato e risultava significativo soltanto per alcune prove specifiche, tra cui sprint sui 30 metri e trazioni.

Il messaggio dello studio è quindi molto chiaro:

Relative Age Effect e maturazione biologica sono fenomeni differenti e devono essere interpretati separatamente.

Ed è una distinzione fondamentale quando si valutano giocatori adolescenti.

Relative Age Effect e maturazione biologica non sono la stessa cosa

Nel calcio giovanile questi due concetti vengono ancora troppo spesso utilizzati quasi come sinonimi.

Ma non lo sono.

Il Relative Age Effect (RAE) riguarda la posizione della data di nascita del giocatore rispetto alla data limite utilizzata per costruire una categoria.

Un ragazzo nato a gennaio può quindi avere quasi dodici mesi di differenza cronologica rispetto a uno nato a dicembre pur appartenendo alla stessa annata.

La maturazione biologica, invece, riguarda il processo individuale attraverso il quale il corpo cresce e raggiunge progressivamente la maturità.

Un giocatore relativamente più giovane può essere biologicamente più avanzato.

Allo stesso modo, un ragazzo nato nei primi mesi dell’anno può trovarsi più indietro nel processo maturativo rispetto a un compagno nato successivamente.

Ecco perché valutare esclusivamente il mese di nascita non è sufficiente.

Differenza tra Relative Age Effect e maturazione biologica nel calcio giovanile

La ricerca pubblicata nel 2026 rafforza proprio questa distinzione: gli effetti di maturazione ed età relativa non devono essere sovrapposti nei processi di Talent ID.

Maturazione biologica nel calcio giovanile e performance fisica

Qui entriamo nel punto che considero più importante per chi lavora sul campo.

Durante l’adolescenza, crescita e maturazione possono modificare sensibilmente alcune qualità fisiche.

Forza.

Velocità.

Potenza.

Dimensioni corporee.

Capacità di resistere ai contatti.

Accelerazione.

Prestazioni nei test.

Un giocatore più avanti nel proprio processo maturativo può quindi mostrare, in un determinato momento, vantaggi prestativi rispetto a un compagno della stessa età cronologica.

Questo non significa che quei vantaggi non siano reali.

Sono reali.

L’errore nasce quando vengono automaticamente interpretati come dimostrazione di un talento superiore.

Nel calcio giovanile, infatti, osservare una prestazione significa prima di tutto comprenderne le cause, come approfondisco nell’articolo sulla [diagnosi prima della correzione].

Anche il consenso del Comitato Olimpico Internazionale sullo sviluppo dell’atleta giovane sottolinea come crescita e maturazione seguano percorsi individuali e possano influenzare in maniera importante le prestazioni durante l’adolescenza.

Quindi la domanda dell’allenatore non dovrebbe essere soltanto:

“Quanto è performante?”

Dovrebbe diventare:

“Quanto di questa performance sto osservando dentro il suo attuale momento di sviluppo?”

È un cambio di prospettiva enorme.

PHV: perché la crescita deve entrare nella lettura del giocatore

Un altro concetto fondamentale è quello di Peak Height Velocity, spesso abbreviato in PHV.

Il PHV identifica il periodo nel quale la velocità di crescita staturale raggiunge il proprio picco.

Ma non tutti i ragazzi attraversano questo momento alla stessa età né con le stesse modalità.

Ed è proprio durante l’adolescenza che le differenze individuali possono diventare particolarmente evidenti.

Per l’allenatore questo significa evitare letture lineari.

Un ragazzo che attraversa una fase di crescita importante può temporaneamente modificare:

  • coordinazione;
  • gestione del proprio corpo;
  • mobilità;
  • espressione della forza;
  • rapporto con accelerazioni e decelerazioni;
  • percezione degli spazi corporei;
  • efficacia tecnica in determinate situazioni.

Non significa che abbia perso qualità.

Significa che il giocatore sta cambiando.

Nel calcio giovanile non bisogna confondere performance presente e potenziale futuro

La maturazione biologica nel calcio giovanile deve quindi essere considerata come una variabile di contesto nella lettura della prestazione, non come un’etichetta con cui classificare definitivamente un ragazzo.

Il rischio nel Talent ID: selezionare la prestazione invece del potenziale

Immaginiamo due centrocampisti U14.

Il primo è fisicamente strutturato, rapido, resistente al contatto e capace di coprire grandi distanze ad alta intensità.

Il secondo è più leggero, soffre maggiormente i duelli e presenta numeri inferiori nei test fisici.

Se osserviamo soltanto la performance del momento, il primo potrebbe apparire chiaramente superiore.

Ma cosa stiamo realmente confrontando?

Due livelli di talento?

Oppure due ragazzi che si trovano in differenti momenti di sviluppo?

Questa è la domanda che dovrebbe accompagnare qualsiasi processo serio di valutazione.

Una recente revisione sulla Talent Identification nel calcio ha evidenziato come i sistemi basati prevalentemente sulle prestazioni attuali possano favorire giocatori biologicamente più avanzati e sottovalutare giocatori maturativamente più tardivi, soprattutto nelle fasi iniziali dell’adolescenza.

Ed è qui che si crea uno dei cortocircuiti più importanti del settore giovanile:

PERFORMANCE PRESENTE ≠ POTENZIALE FUTURO

Il giocatore che oggi domina fisicamente non è automaticamente quello che avrà la traiettoria migliore.

Allo stesso modo, il giocatore che oggi soffre fisicamente non è automaticamente quello con meno possibilità di arrivare.


Cosa dovrebbe osservare realmente un allenatore U13-U15?

La risposta non può essere eliminare la componente fisica dalla valutazione.

Sarebbe un altro errore.

Il calcio richiede capacità fisiche e atletiche e queste fanno parte della prestazione.

Il punto è contestualizzarle.

Accanto a velocità, forza e potenza dovremmo continuare a osservare:

Percezione

Il giocatore riconosce ciò che accade prima di ricevere?

Scansiona?

Raccoglie informazioni utili?

Decisione

Sceglie soluzioni coerenti con il problema che il gioco gli presenta?

Oppure la superiorità fisica gli permette semplicemente di risolvere situazioni senza dover realmente leggere il contesto?

Tecnica funzionale

La tecnica funziona anche quando diminuisce lo spazio, aumenta la pressione e cresce la velocità decisionale?

È la differenza tra eseguire un gesto e saperlo utilizzare dentro il gioco: un principio centrale nella mia idea di formazione del giovane calciatore.

Comprensione del gioco

Riconosce spazi, linee di passaggio, superiorità, profondità, coperture e tempi?

Adattabilità

Riesce a trovare soluzioni differenti quando la situazione cambia?

Capacità di apprendere

Come reagisce alla correzione?

Quanto velocemente modifica un comportamento?

Quanto trasferisce ciò che apprende da una situazione all’altra?

Queste variabili non eliminano la dimensione fisica.

La completano.

Maturazione biologica nel calcio giovanile: monitorare, non etichettare

Anche il concetto di maturazione deve essere utilizzato correttamente.

Sapere che un ragazzo è più o meno avanzato dal punto di vista maturativo non significa prevederne automaticamente la carriera.

Non significa neppure stabilire chi diventerà più forte.

Serve piuttosto a interpretare meglio ciò che stiamo osservando oggi.

Questo cambia il valore del dato.

Il monitoraggio della crescita, l’osservazione delle variazioni fisiche e l’eventuale utilizzo di indicatori legati alla maturazione possono aiutare lo staff a costruire una fotografia più completa del giocatore.

Ma nessun singolo parametro dovrebbe trasformarsi nel criterio assoluto di selezione.

Il talento nel calcio rimane multidimensionale.

Fisico.

Tecnico.

Tattico.

Percettivo.

Decisionale.

Psicologico.

Relazionale.

E soprattutto dinamico.

Dallo scouting allo sviluppo: cambiare la domanda

Forse la vera conseguenza pratica di questo studio è proprio qui.

Dobbiamo smettere di domandarci soltanto:

“Chi è più forte?”

e iniziare più spesso a chiederci:

“Perché oggi questo giocatore appare più forte?”

È più veloce perché possiede una qualità particolarmente elevata?

Perché interpreta meglio la situazione?

Perché anticipa?

Perché prende decisioni migliori?

Oppure una parte del vantaggio deriva dal momento maturativo che sta attraversando?

Non esiste una risposta automatica.

Esiste però la necessità di fare una diagnosi più profonda.

Esattamente come accade nella correzione tecnica:

prima di giudicare ciò che vediamo, dobbiamo capire cosa lo sta producendo.

Non confondere chi è più avanti oggi con chi avrà più potenziale domani

Lo studio sui 199 calciatori U13-U15 non ci dice di ignorare velocità, forza o potenza.

Ci dice qualcosa di molto più interessante.

Ci ricorda che la prestazione di un adolescente deve essere letta dentro il suo processo di sviluppo.

Il Relative Age Effect può influenzare alcune dinamiche di selezione.

La maturazione biologica può condizionare in maniera importante la performance fisica.

La crescita può modificare temporaneamente il modo in cui il ragazzo esprime le proprie qualità.

Sono variabili differenti.

E proprio per questo devono essere lette separatamente.

STESSA CATEGORIA NON SIGNIFICA STESSO SVILUPPO.

E soprattutto:

NON CONFONDERE CHI È PIÙ AVANTI OGGI CON CHI AVRÀ PIÙ POTENZIALE DOMANI.

Il Mio Pensiero — Mister Cacace

Nel settore giovanile io non voglio fotografare soltanto ciò che un ragazzo è oggi.

Voglio provare a capire in quale punto del suo percorso si trova e quali possibilità può ancora sviluppare.

Perché allenare un giovane significa anche concedergli il tempo di diventare.

Allenare oggi, formare domani.

Se questo articolo può essere utile a un allenatore, un responsabile di settore giovanile o un osservatore, condividilo.

— Mister Cacace

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