
IL PORTIERE PIÙ GRANDE NON È QUELLO CHE PARA DI PIÙ. È QUELLO CHE CAPISCE PRIMA.
Lev Yashin, nato a Mosca il 22 ottobre 1929, ha cambiato il modo di pensare al numero uno. Il leggendario Ragno Nero non viveva soltanto tra i pali: osservava gli spazi, comandava la difesa e cercava di riconoscere il pericolo prima che diventasse un tiro. In questa puntata di Oggi Nasceva un Campione, voglio guardare a Lev Yashin con gli occhi di chi lavora oggi nel settore giovanile.
Chi era Lev Yashin: la storia del Ragno Nero
La storia di Yashin è singolare anche perché comprende l’hockey su ghiaccio. La Dinamo Mosca ricorda il suo percorso nei due sport e la vittoria della Coppa sovietica di hockey nel 1953. Nel calcio vestì la maglia della Dinamo per tutta la carriera, conquistando cinque campionati e tre coppe sovietiche. Con l’URSS vinse l’oro olimpico nel 1956 e l’Europeo del 1960.
Nel 1963 ricevette il Pallone d’Oro: resta l’unico portiere ad aver conquistato il riconoscimento. Anche Treccani ricostruisce la sua carriera. Ma i trofei non raccontano tutto: il tratto rivoluzionario era la sua interpretazione attiva della porta.
Lev Yashin e la lettura preventiva: la parata comincia prima del tiro
Un portiere spesso viene giudicato soltanto per l’intervento conclusivo. È un errore formativo. Prima del tiro esistono segnali: la postura di chi conduce, la qualità della pressione sul pallone, i movimenti degli attaccanti, le coperture e la distanza dalla porta. Leggerli permette di guadagnare tempo, scegliere una posizione migliore e ridurre lo spazio utile a chi attacca.
Lev Yashin era noto per le uscite coraggiose e la capacità di agire fuori dalla linea di porta. Va evitato però l’anacronismo: il suo calcio non era identico a quello moderno, con regole e ritmi diversi. Ciò che possiamo trasferire è il principio: anticipare non significa uscire sempre, ma riconoscere quando uscire e quando aspettare.

Il portiere che guidava la difesa
La comunicazione di un portiere non si misura in decibel. Deve essere precoce, sintetica e comprensibile. Indicare una marcatura, richiamare una copertura, segnalare lo spazio alle spalle e chiamare il pallone significa organizzare i compagni mentre la situazione cambia.
Per questo la crescita del giovane portiere è anche un tema di tattica nel calcio giovanile. In seduta osservo se il numero uno vede l’uomo libero e se comunica prima dell’imbucata, non soltanto dopo aver subito l’occasione.
Lev Yashin e la gestione della profondità
Quando la squadra difende alta, lo spazio dietro l’ultima linea aumenta. Un portiere che rimane sempre sulla linea rischia di arrivare tardi sul passaggio filtrante. Ma neppure restare sistematicamente avanzato è una soluzione: con il portatore libero di calciare o lanciare, le condizioni possono cambiare rapidamente.
La posizione dipende da pressione sulla palla, orientamento del possessore, distanza dalla porta e velocità degli attaccanti. Il principio associato a Lev Yashin non è quello di copiare un’altezza prestabilita, ma di adattare continuamente il punto di partenza. È un apprendimento progressivo che richiede situazioni, non soltanto ripetizioni isolate.
Dalla presa alla ripartenza: il portiere inizia l’attacco
Una parata può diventare la prima azione offensiva. Yashin è ricordato anche per i rilanci e le rimesse rapide con le mani; la BBC ne ha sottolineato l’influenza nell’evoluzione del ruolo. Tuttavia rapidità non deve diventare fretta: il portiere deve riconoscere se la ripartenza offre un vantaggio oppure se convenga consolidare il possesso.
Il giovane numero uno va allenato a scegliere un compagno libero, a leggere le linee di passaggio e a modulare la distribuzione. È qui che la tecnica incontra la decisione, come approfondisco nella guida alla tecnica individuale nel calcio giovanile.

Lev Yashin: tre principi da allenare nel settore giovanile
1. Osservare prima di intervenire
Creo una situazione con attaccante, difendente e portiere nella quale il passaggio può essere filtrante o laterale. L’obiettivo non è soltanto respingere, ma aggiornare la posizione mentre cambiano gli indizi. Nelle categorie più giovani semplifico le opzioni; successivamente aumento l’incertezza.
2. Scegliere il tempo dell’uscita
Vario la pressione sul portatore e la corsa in profondità. Il portiere deve decidere se attaccare il pallone, accompagnare l’azione oppure proteggere la porta. Correggo il processo decisionale prima di giudicare l’esito: un gol subito non dimostra automaticamente una scelta sbagliata.
3. Distribuire con intenzione
Dopo la presa preparo una soluzione corta e una più avanzata. Il portiere deve valutare quale sia realmente disponibile. Così il recupero diventa un’occasione per allenare percezione, scelta e gesto esecutivo nello stesso contesto.

Esercitazione per giovani portieri: leggere la profondità e decidere
Obiettivo tecnico-tattico: allenare la lettura del passaggio filtrante, la posizione di partenza e il tempo di uscita.
- Categoria: U12–U15, con progressioni per età.
- Spazio: circa 30 × 25 metri e porta adeguata.
- Giocatori: 1 portiere, 2 attaccanti, 1 difendente.
- Materiale: palloni e delimitatori.
- Durata: 3 serie da 4 minuti, con recuperi e rotazioni.

Svolgimento e varianti
Un attaccante conduce frontalmente verso la porta, mentre un secondo attacca la profondità contrastato dal difendente. Il portatore può scegliere tra passaggio filtrante e conclusione diretta. Il portiere adatta la posizione in base alla pressione sul pallone e decide se uscire, accompagnare l’azione o proteggere la porta.
Progressioni: variare la posizione iniziale del portiere, consentire un passaggio laterale e aumentare la libertà di scelta degli attaccanti. Indicatori: scanning, posizione, tempo dell’intervento, comunicazione e qualità della decisione. Un gol subito non dimostra automaticamente una scelta errata.
Il mio principio: non voglio un portiere che esca automaticamente, ma uno che sappia riconoscere quando l’uscita produce vantaggio.
Lev Yashin e i rigori: leggere il tiratore
Yashin viene spesso ricordato per le parate sui rigori. Le cifre tramandate non sono però ricostruite da registri statistici omogenei: non voglio trasformare una stima in una certezza. Mi interessa il metodo: osservare la rincorsa, gestire il tempo e decidere quando impegnarsi nel tuffo. Un utile parallelo è il nostro approfondimento su Sergio Goycochea e la lettura del tiratore.
Lev Yashin: le domande frequenti
Perché Lev Yashin è considerato un precursore del portiere moderno?
Perché interpretava il ruolo in modo attivo, interveniva anche fuori dalla porta, organizzava la difesa e partecipava all’avvio delle ripartenze, nel contesto tecnico e regolamentare della sua epoca.
Lev Yashin ha vinto il Pallone d’Oro?
Sì. Vinse il Pallone d’Oro nel 1963 e rimane l’unico portiere ad aver ricevuto questo riconoscimento.
Come allenare la lettura del gioco nei giovani portieri?
Con situazioni che prevedono più sviluppi possibili: passaggio filtrante, tiro, scarico o cambio di direzione. Il portiere deve raccogliere informazioni, adattare la posizione e scegliere tra uscita, attesa e protezione della porta.
L’eredità di Lev Yashin nel calcio giovanile
Il portiere di oggi partecipa alla costruzione, copre la profondità e sostiene l’organizzazione difensiva. Non tutto deriva da Yashin, ma il suo esempio ha contribuito ad ampliare ciò che ci si aspetta da chi indossa il numero uno. In un percorso giovanile la priorità non deve diventare imitare un gesto spettacolare: dobbiamo sviluppare la capacità di leggere informazioni e agire con criterio.
Il pensiero di Mister Cacace
Io credo che un portiere non debba essere valutato soltanto per le parate. Voglio capire cosa vede prima, come aiuta i compagni e perché sceglie di uscire oppure restare. La lezione che porto con me da Lev Yashin è semplice: il portiere deve arrivare prima con la testa, non soltanto con le mani.
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