OGGI NASCEVA UN CAMPIONE | ANTONIO DI NATALE E LO SMARCAMENTO: RICEVERE GIÀ PRONTI A FINALIZZARE

IL MOVIMENTO NON DEVE PORTARTI SOLTANTO SUL PALLONE. DEVE PREPARARTI A CIÒ CHE FARAI DOPO. ⚽🧠

Parlare di Antonio Di Natale e lo smarcamento significa andare oltre i 209 gol in Serie A, oltre le conclusioni rapide, oltre quella straordinaria capacità di trovare la porta con pochissimi tocchi.

La parte più interessante per chi allena giovani calciatori viene prima.

Prima del tiro c’è una corsa.

Prima della ricezione c’è una lettura.

Prima del primo controllo c’è la scelta di dove arrivare.

E soprattutto c’è una domanda:

come devo muovermi per ricevere non soltanto libero, ma già nelle condizioni di continuare l’azione?

Antonio Di Natale nasce a Napoli il 13 ottobre 1977. Oggi compie 49 anni. Con la Nazionale italiana ha totalizzato 42 presenze e 11 gol, partecipando a EURO 2008, Mondiale 2010 ed EURO 2012.

Ma il punto di questo episodio non è raccontare soltanto la carriera di uno dei migliori attaccanti italiani della sua generazione.

È capire perché un attaccante capace di segnare così tanto riusciva spesso ad arrivare sulla palla già pronto per il gesto successivo.

Antonio Di Natale e lo smarcamento: ricevere non basta

Nel calcio giovanile utilizziamo frequentemente una parola:

“smarcati”.

È corretta.

Ma può essere incompleta.

Un ragazzo può liberarsi dalla marcatura e ricevere comunque in una posizione poco utile.

Può ricevere spalle alla porta.

Può arrivare sul pallone con il corpo chiuso.

Può trovarsi troppo vicino al difensore.

Può avere bisogno di tre tocchi per girarsi.

Può ricevere sul piede che gli impedisce di attaccare immediatamente la porta.

Quindi la domanda non dovrebbe essere soltanto:

sei riuscito a ricevere?

Dovrebbe diventare:

come sei arrivato sulla palla?

È qui che Antonio Di Natale e lo smarcamento diventano un caso-studio estremamente interessante.

Il movimento senza palla non termina quando il passaggio arriva.

Deve preparare ciò che succede immediatamente dopo.

Dall’Empoli all’Udinese: un attaccante che cambia

Di Natale cresce nell’Empoli e arriva all’Udinese nell’estate del 2004.

In Friuli resterà per dodici stagioni, diventando capitano, miglior marcatore e uno dei simboli più importanti nella storia del club.

L’Udinese gli attribuisce 445 presenze e 227 gol complessivi, dei quali 191 in 385 partite di Serie A. In tutta la carriera chiuderà il massimo campionato italiano a quota 209 reti.

Ma il dato più interessante è l’evoluzione.

Di Natale non rimane semplicemente il giocatore rapido e tecnico capace di partire da zone esterne.

Con il passare degli anni cambia posizione, compiti e modo di attaccare.

Una ricostruzione ufficiale dell’Udinese ricorda come Pasquale Marino lo utilizzò anche da falso nove. Proprio in quella fase la sua produzione realizzativa cresce enormemente.

Questo è un passaggio formativo importante.

Il ruolo può cambiare.

Le qualità del giocatore possono invece essere trasferite.

Lettura.

Orientamento.

Rapidità tecnica.

Cambio di direzione.

Primo controllo.

Timing.

Capacità di vedere la porta.

Non confondere questo episodio con Careca, Shevchenko e Burruchaga

Nella rubrica abbiamo già affrontato alcuni temi apparentemente vicini.

Con Careca e il movimento dell’attaccante abbiamo lavorato sull’attacco dello spazio.

Con Andriy Shevchenko e la separazione sul distacco dal difensore.

Con Jorge Burruchaga e il timing sul momento nel quale iniziare la corsa.

Con Di Natale aggiungerei un passaggio ulteriore.

Non basta separarsi.

Non basta partire nel momento giusto.

Non basta ricevere.

Bisogna costruire uno smarcamento che prepari già l’azione successiva.

È questa la vera chiave dell’articolo.

EURO 2012: il movimento che rende facile il passaggio di Pirlo

Il 10 giugno 2012 Italia e Spagna si affrontano nella prima giornata del girone di EURO 2012.

Di Natale entra nella ripresa al posto di Mario Balotelli.

Pochi minuti dopo segna il gol dell’1-0.

Andrea Pirlo trova il passaggio.

Di Natale attacca lo spazio e conclude.

La Spagna pareggerà poi con Cesc Fàbregas.

Dopo la partita Pirlo pronuncia però una frase che per un allenatore vale quasi più del gol:

“Mi ha reso tutto più facile Di Natale con un grande movimento.”

UEFA riporta direttamente quella dichiarazione.

Qui c’è tutta la lezione.

Noi vediamo il passaggio di Pirlo.

Ma il passaggio diventa possibile perché qualcuno costruisce una traiettoria.

Il ricevente non aspetta la palla.

Aiuta il passatore a trovarlo.

Di Natale legge.

Si separa.

Attacca lo spazio.

Orienta la corsa.

Arriva davanti alla porta.

E quando riceve non deve ancora costruire l’intera azione.

Una parte è stata preparata dal movimento precedente.

Antonio Di Natale e lo smarcamento: leggere lo spazio prima della ricezione

Antonio Di Natale e lo smarcamento: la corsa deve già orientare il corpo

Immaginiamo due movimenti.

Nel primo, l’attaccante corre completamente incontro alla palla.

Riceve.

Ma ora è spalle alla porta.

Il difensore può accorciare.

Serve un controllo.

Poi una rotazione.

Poi eventualmente un altro tocco per accelerare.

Nel secondo caso il giocatore modifica leggermente la traiettoria.

Non corre soltanto verso il pallone.

Corre in modo da poter vedere contemporaneamente:

palla;

porta;

spazio;

difensore.

Quando riceve, il suo corpo è già più aperto.

Quella differenza di pochi gradi può valere un secondo.

E nel calcio un secondo può significare tiro oppure contrasto.

Il movimento senza palla diventa quindi una forma di preparazione tecnica.

Il movimento modifica il primo controllo

Quando lavoriamo sul controllo orientato pensiamo normalmente al contatto con il pallone.

Ma la qualità del controllo può essere preparata prima.

La traiettoria della corsa determina il modo in cui arriviamo sulla palla.

L’angolo di avvicinamento modifica il piede disponibile.

La distanza dal difensore influenza il primo tocco.

La posizione della porta suggerisce dove orientare la ricezione.

Per questo il primo controllo non comincia sempre nel momento del contatto.

Spesso comincia durante lo smarcamento.

È lo stesso principio che abbiamo visto parlando di tecnica funzionale e tecnica esecutiva: il gesto tecnico assume valore quando risponde alle informazioni reali della situazione.

Una corsa può essere corretta e allo stesso tempo poco funzionale

Questo è un concetto importante nel settore giovanile.

Un giocatore può tecnicamente “smarcarsi”.

Può anche essere libero.

Ma può aver costruito una ricezione difficile.

Pensiamo a un attaccante che viene incontro troppo frontalmente.

Ottiene la palla.

Il compito sembra riuscito.

Ma ora non vede la porta.

Il difensore ha recuperato metri.

L’azione rallenta.

Quindi non dovremmo valutare soltanto:

ha ricevuto oppure no?

Dobbiamo osservare:

che vantaggio ha prodotto quel movimento?

Orientare la corsa verso ciò che verrà dopo

Per Di Natale questo era particolarmente importante perché molte delle sue azioni offensive terminavano molto rapidamente.

Ricezione.

Uno o due tocchi.

Conclusione.

Per giocare così, il corpo deve arrivare preparato.

Se il movimento porta il giocatore dalla parte sbagliata della palla, servono tocchi aggiuntivi.

Se invece la corsa costruisce già l’angolo utile, il tempo tra ricezione e finalizzazione diminuisce.

La velocità dell’azione non dipende quindi soltanto dalla rapidità del gesto.

Dipende da quanto lavoro abbiamo già fatto prima del gesto.

Antonio Di Natale e lo smarcamento: orientare la corsa verso la finalizzazione

Il falso nove e la capacità di scegliere dove ricevere

L’evoluzione di Di Natale verso posizioni più centrali aggiunge un altro elemento.

Un attaccante che si muove tra le linee non deve soltanto liberarsi dalla marcatura.

Deve comprendere quale zona gli consente di ricevere mantenendo diverse possibilità.

Venire incontro.

Girarsi.

Scaricare.

Attaccare nuovamente la profondità.

Combinare.

Calciare.

Questo significa che lo spazio migliore non è necessariamente quello completamente libero.

È quello che permette al giocatore di continuare l’azione con un vantaggio.

Ed è qui che lo smarcamento entra direttamente nel processo decisionale.

Antonio Di Natale e lo smarcamento: il gol può nascere prima del primo tocco

Questa è probabilmente la frase centrale dell’intero episodio.

IL GOL PUÒ ESSERE PREPARATO PRIMA ANCORA DEL PRIMO TOCCO.

Non significa che il movimento garantisca la finalizzazione.

Significa che può creare condizioni migliori.

Più distanza dal difensore.

Miglior angolo.

Corpo più aperto.

Porta già visibile.

Primo controllo più semplice.

Meno tocchi necessari.

E quindi meno tempo concesso alla difesa per recuperare.

Questo è il vantaggio.

29 gol, poi 28: quando l’efficacia cresce dopo i trent’anni

Un altro dato rende il percorso di Di Natale particolarmente interessante.

Nel 2009/10, a 32 anni, diventa capocannoniere della Serie A con 29 reti.

La stagione successiva vince nuovamente la classifica marcatori con 28 gol.

Poi realizza altri 23 gol nel 2011/12 e 23 nel 2012/13.

Non dobbiamo interpretare questi numeri sostenendo che un giocatore migliori automaticamente con l’età.

Ma possiamo osservare una cosa.

L’esperienza può aumentare la capacità di scegliere.

Quando muoversi.

Dove ricevere.

Quanto allontanarsi.

Quando rallentare.

Quando attaccare.

Quando concludere.

Per un attaccante, correre meno volte ma meglio può diventare più efficace che correre continuamente.

Il rapporto con il passatore

Torniamo alla frase di Pirlo.

Il movimento di Di Natale gli aveva reso il passaggio più semplice.

Questo modifica anche il modo in cui dovremmo allenare le relazioni offensive.

Lo smarcamento non è un’azione individuale.

È una comunicazione.

Il passatore comunica attraverso orientamento del corpo, controllo e direzione dello sguardo.

L’attaccante risponde con il movimento.

L’attaccante cambia traiettoria.

Il passatore aggiorna la scelta.

Il pallone parte.

Quindi non esiste soltanto:

“io mi smarco”.

Esiste:

“io costruisco una soluzione per il compagno che ha la palla”.

Questo è un livello superiore.

Come allenare questo principio nel calcio giovanile

Eviterei un esercizio completamente predeterminato nel quale il giovane sa già:

“passo qui, corro lì, ricevo e tiro”.

Può essere utile nella costruzione iniziale del gesto.

Ma se vogliamo allenare realmente Antonio Di Natale e lo smarcamento come principio, dobbiamo introdurre variabilità.

Il giocatore deve leggere almeno una informazione.

Per esempio:

  • il passatore può essere orientato avanti oppure chiuso;
  • il difensore può accorciare o proteggere profondità;
  • l’attaccante può ricevere incontro oppure attaccare alle spalle;
  • la porta può essere attaccata da un angolo differente;
  • un secondo attaccante può occupare temporaneamente lo spazio.

In questo modo il ragazzo non memorizza una corsa.

Impara progressivamente a capire quale corsa serve.

È coerente con la metodologia che utilizzo nell’allenamento Giovanissimi U14/U15: tecnica e decisione devono progressivamente convivere nello stesso compito.

Dal movimento alla finalizzazione: il processo completo

Per sintetizzare l’idea di Di Natale utilizzerei cinque passaggi.

SCANSIONA

Osserva prima di muoverti.

Dove si trova il pallone?

Dov’è il difensore?

Quanto spazio esiste verso la porta?

SEPARATI

Crea distanza oppure modifica il riferimento del difendente.

ORIENTA

Costruisci una traiettoria di corsa che prepari la ricezione.

RICEVI

Utilizza il primo contatto per mantenere o aumentare il vantaggio.

FINALIZZA

Concludi quando spazio, corpo e porta sono già collegati.

Quindi:

SCANSIONA → SEPARATI → ORIENTA → RICEVI → FINALIZZA

Antonio Di Natale e lo smarcamento: dalla scansione alla finalizzazione

Una progressione pratica

Partirei da una situazione semplice.

Passatore centrale.

Attaccante inizialmente marcato.

Difensore semiattivo.

Porta con portiere.

Il difensore può assumere due comportamenti.

Accorciare molto.

Oppure proteggere la profondità.

Se accorcia, l’attaccante può separarsi alle spalle.

Se protegge, può ricevere incontro.

Ma aggiungerei una regola fondamentale:

il punto non vale soltanto se riceve.

Il valore maggiore arriva se riesce a ricevere e creare immediatamente una conclusione.

Successivamente renderei il difensore completamente attivo.

Poi aggiungerei un secondo attaccante.

Infine porterei tutto dentro un 3v3 o 4v4 con porta.

La domanda non sarebbe più:

“Dove devi andare?”

Diventerebbe:

“Come puoi arrivare sulla palla nelle condizioni migliori per giocare dopo?”

Tre errori da evitare

1. Considerare riuscito ogni smarcamento che porta alla ricezione

Ricevere non significa necessariamente aver creato vantaggio.

Osserviamo ciò che succede subito dopo.

2. Correggere solo il primo controllo

Un controllo sbagliato può essere nato da una corsa sbagliata.

Prima di correggere il piede, osserviamo come il ragazzo è arrivato sulla palla.

3. Dire sempre dove muoversi

Se l’allenatore fornisce continuamente la soluzione, il ragazzo può eseguire correttamente senza imparare a riconoscere il problema.

Il nostro compito deve progressivamente diventare quello di creare situazioni che richiedano lettura.

Antonio Di Natale e lo smarcamento: cosa guarderei in un giovane attaccante

Non cercherei soltanto chi corre di più.

Guarderei chi controlla la posizione del difensore prima di partire.

Chi modifica la propria traiettoria.

Chi riesce a vedere porta e pallone.

Chi crea distanza senza allontanarsi inutilmente dal gioco.

Chi arriva sulla ricezione equilibrato.

Chi necessita di pochi tocchi per continuare.

E soprattutto chi comprende che il movimento senza palla non serve soltanto a farsi vedere.

Serve a costruire il vantaggio successivo.

Domande frequenti su Antonio Di Natale e lo smarcamento

Perché Di Natale era così efficace in area e negli ultimi metri?

Non dipendeva soltanto dalla qualità della conclusione. La capacità di muoversi, separarsi, orientarsi e arrivare rapidamente alla finalizzazione riduceva il tempo necessario tra ricezione e tiro.

Che cosa può imparare un giovane attaccante da Di Natale?

A non considerare lo smarcamento come un semplice modo per ricevere palla. Il movimento dovrebbe già preparare orientamento del corpo, primo controllo e azione successiva.

Come si allena uno smarcamento orientato alla finalizzazione?

Creando situazioni nelle quali il difensore può assumere comportamenti differenti e l’attaccante deve scegliere se venire incontro, separarsi, attaccare profondità o modificare l’angolo della corsa.

Il vero insegnamento di Di Natale

Ricordiamo Antonio Di Natale per i gol.

Le conclusioni rapide.

Il destro.

Il sinistro.

I pallonetti.

Le traiettorie.

Ma per un allenatore c’è un’immagine ancora più interessante.

Quella che viene un secondo prima.

L’attaccante guarda.

Il difensore modifica la posizione.

Il passatore alza la testa.

Di Natale cambia traiettoria.

Lo spazio si apre.

A quel punto il passaggio sembra semplice.

E la finalizzazione sembra rapida.

Ma non è nata in quel momento.

È stata preparata.

È questo il cuore di Antonio Di Natale e lo smarcamento.

Il gol non comincia necessariamente con il tiro.

A volte non comincia nemmeno con il controllo.

Comincia con il modo in cui decidi di arrivare sulla palla.

💭 Il mio pensiero — Mister Cacace

Io credo che nel calcio giovanile chiediamo molto spesso ai ragazzi di smarcarsi, ma troppo raramente analizziamo la qualità di quello smarcamento.

Essere liberi non basta.

Voglio che il ragazzo impari a capire:

dove si trova la porta;

come sta arrivando il pallone;

dove si trova il difensore;

quale piede utilizzerà;

e soprattutto cosa vuole fare subito dopo.

Perché il movimento migliore non è sempre quello che ti fa ricevere.

È quello che ti permette di ricevere già pronto.

Ed è lì che lo smarcamento diventa realmente tecnica, percezione e decisione insieme.

Allenare oggi, formare domani.

📚 Questo approfondimento fa parte della rubrica OGGI NASCEVA UN CAMPIONE, nella quale rileggiamo i grandi giocatori attraverso ciò che possono ancora insegnare alla formazione dei giovani.

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— Mister Cacace

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