ZLATAN NON GIOCAVA SOLTANTO CON I PIEDI. GIOCAVA CON TUTTO IL CORPO. ⚽🥋
Parlare di Zlatan Ibrahimović e il corpo significa andare oltre la forza fisica, l’altezza e le rovesciate spettacolari.
Significa osservare un attaccante di 1,95 metri capace di utilizzare equilibrio, mobilità, coordinazione, orientamento e differenti superfici corporee per trovare soluzioni tecniche che spesso sembravano impossibili.
Zlatan Ibrahimović nasce il 3 ottobre 1981 a Malmö, in Svezia. Il 3 ottobre 2026 compie 45 anni. UEFA ne registra l’altezza di 1,95 m e una carriera europea culminata in 124 presenze e 48 gol in Champions League.
Ma per chi lavora nella formazione del giovane calciatore la domanda più interessante non è:
“Come faceva a realizzare quei gol?”
È un’altra:
quali possibilità tecniche gli permetteva di avere il proprio corpo?
Perché il corpo non serve soltanto per essere più forte dell’avversario.
Serve per orientarsi.
Proteggere.
Ricevere.
Adattarsi a una traiettoria imprevista.
Mantenere equilibrio durante un contatto.
E creare la possibilità di eseguire un gesto che pochi secondi prima sembrava non esistere.

Zlatan Ibrahimović e il corpo: prima della forza viene la coordinazione
Ibrahimović cresce a Malmö e debutta con il Malmö FF nel 1999.
Nel 2001 passa all’Ajax.
È il primo grande salto della sua carriera, ma anche il momento nel quale il calcio europeo inizia a conoscere un attaccante difficile da classificare.
Alto.
Potente.
Ma contemporaneamente capace di dribblare, controllare nello stretto, utilizzare il tacco, coordinarsi in volo e risolvere palloni apparentemente scomodi.
Poi arriveranno Juventus, Inter, Barcellona, Milan, Paris Saint-Germain, Manchester United, Los Angeles Galaxy e nuovamente Milan.
Una carriera costruita in campionati, squadre e modelli di gioco differenti.
Eppure una caratteristica rimane riconoscibile:
la capacità di adattare il corpo alla situazione prima ancora di adattare il gesto.
Il dato sul taekwondo non è una leggenda costruita intorno al personaggio.
FIFA conferma che Ibrahimović ha praticato questa arte marziale e ha ottenuto la cintura nera a 17 anni, collegando proprio questo background alla capacità di produrre movimenti acrobatici fuori dal comune.
Naturalmente non significa che il taekwondo spieghi da solo il suo talento.
Ma ci offre una prospettiva interessante.
Coordinazione intersegmentaria.
Mobilità.
Equilibrio.
Capacità di controllare il corpo durante una rotazione.
Percezione della propria posizione nello spazio.
Sono tutte qualità che possono ampliare il repertorio tecnico di un calciatore.
Il corpo non protegge soltanto il pallone
Nel calcio giovanile utilizziamo spesso una frase:
“Usa il corpo.”
Ma cosa significa realmente?
Molto spesso intendiamo:
mettersi tra avversario e pallone.
È corretto.
Ma è soltanto una parte.
Il corpo permette anche di preparare ciò che succederà dopo.
Un attaccante riceve spalle alla porta.
Può utilizzare il busto per sentire la pressione.
Un braccio può aiutarlo a percepire la distanza del difensore senza girarsi continuamente.
L’appoggio può stabilizzare il contatto.
Il bacino può permettergli di proteggere.
L’orientamento delle spalle può anticipare la rotazione successiva.
Il primo controllo può poi portarlo fuori dalla pressione.
Quindi:
proteggere non significa fermare l’azione.
Significa creare le condizioni per continuarla.
È qui che Zlatan Ibrahimović e il corpo diventano particolarmente interessanti nella formazione.
Non dobbiamo separare:
fisico da tecnica;
equilibrio da controllo;
coordinazione da finalizzazione.
Sono parti dello stesso problema motorio.
È la stessa prospettiva che approfondisco parlando di tecnica funzionale e tecnica esecutiva: il gesto assume valore quando diventa una soluzione disponibile dentro una situazione reale.
Il colpo di tacco contro l’Italia: il corpo trova una soluzione
18 giugno 2004.
Europeo.
Svezia-Italia.
Dentro l’area italiana nasce una situazione confusa.
Ibrahimović è quasi spalle alla porta.
Il pallone rimane alto.
Davanti a lui ci sono avversari e pochissimo spazio per preparare un tiro tradizionale.
La soluzione?
Un tacco in pallonetto.
Il pallone supera la linea difensiva e termina in rete per l’1-1.
La Federazione svedese continua a inserire quella rete tra i gol simbolo della sua carriera internazionale.
Il dettaglio interessante non è soltanto la spettacolarità.
È chiedersi:
perché utilizza proprio quella superficie?
Perché, in quella configurazione, il tacco diventa probabilmente la superficie che permette di raggiungere la porta senza dover ricostruire completamente postura e orientamento.
Non è il gesto più “ortodosso”.
È il gesto disponibile.
Ed è un principio enorme per il settore giovanile.
Un calciatore tecnicamente ricco non possiede soltanto una soluzione eseguita perfettamente.
Possiede più possibilità per risolvere lo stesso problema.
È proprio per questo che considero importante costruire prima un ampio repertorio attraverso il lavoro sulla tecnica analitica nel calcio giovanile e successivamente portarlo dentro variabilità, informazione, pressione e gioco.

Zlatan Ibrahimović e il corpo: tecnica dentro l’imprevisto
La partita raramente consegna al giocatore un pallone perfetto.
La traiettoria può essere più alta.
Più forte.
Più corta.
Deviata.
L’avversario può arrivare prima del previsto.
Il terreno può cambiare il rimbalzo.
L’equilibrio può essere compromesso da un contatto.
È qui che emerge realmente il repertorio.
Un giocatore che conosce una sola modalità di controllo deve spesso adattare la situazione al proprio gesto.
Un giocatore più evoluto riesce invece ad adattare il gesto alla situazione.
Petto.
Coscia.
Interno.
Esterno.
Pianta.
Testa.
Tacco.
Volée.
Tocco in elevazione.
Non significa ricercare continuamente la giocata spettacolare.
Significa avere più strumenti.
Questo principio si collega direttamente all’articolo Allenare il gesto o allenare la decisione?.
Il giovane deve costruire il gesto.
Ma poi deve riconoscere quando, dove e perché utilizzare una determinata soluzione.
2012: prima della rovesciata arriva la percezione
Il gesto che rappresenta meglio questa idea arriva il 14 novembre 2012.
Svezia-Inghilterra.
Ibrahimović segna quattro reti nella vittoria per 4-2.
L’ultima diventa iconica.
Joe Hart esce dall’area e respinge di testa.
Il pallone sale.
La porta rimane scoperta.
Zlatan legge la traiettoria, arretra e da lunga distanza esegue una rovesciata indirizzando la palla verso la porta.
La Federazione svedese ricostruisce il gol come una conclusione acrobatica da circa 30 metri.
Nel 2013 quella rete vince il FIFA Puskás Award.
Ma la parte che considero più importante arriva direttamente dalle parole di Ibrahimović riportate dalla FIFA:
sapeva cosa avrebbe fatto prima che il pallone arrivasse.
Quindi la rovesciata non comincia con il salto.
Comincia prima.
PERCEPISCE
Legge uscita del portiere e traiettoria della palla.
PREVEDE
Comprende dove arriverà il pallone.
SI POSIZIONA
Costruisce la distanza necessaria per eseguire il gesto.
COORDINA
Organizza busto, arti, appoggi e rotazione.
ESEGUE
Solo adesso arriva la rovesciata.
La sequenza diventa:
PERCEPISCI → PREVEDI → POSIZIONA → COORDINA → ADATTA → FINALIZZA
Ed è proprio qui che uno dei gol più spettacolari della storia diventa interessante anche per un allenatore di settore giovanile.

Non allenare la rovesciata: allena ciò che la rende possibile
Questo è probabilmente il punto metodologico più importante.
Guardando Zlatan sarebbe facile cadere nella spettacolarizzazione.
Rovesciate.
Tacchi.
Volée acrobatiche.
Controlli impossibili.
Ma con un giovane calciatore non dobbiamo partire dal risultato finale.
Dobbiamo identificare ciò che rende possibile quella soluzione.
Equilibrio monopodalico.
Mobilità dell’anca.
Coordinazione.
Controllo del tronco.
Capacità di ruotare.
Orientamento.
Percezione della traiettoria.
Utilizzo di differenti superfici corporee.
Capacità di gestire il contatto.
Sono competenze allenabili.
Non dobbiamo costruire un ragazzo che provi continuamente gesti acrobatici.
Dobbiamo costruire un giocatore che non vada in difficoltà appena il pallone esce dallo schema previsto.
È lo stesso principio che emerge osservando George Weah e la conduzione che crea vantaggio.
Con Weah abbiamo osservato come tecnica e velocità debbano rimanere collegate durante la corsa.
Con Zlatan aggiungiamo una nuova dimensione:
la tecnica deve rimanere disponibile anche quando il corpo entra in una situazione instabile.
Cosa può imparare un giovane attaccante da Zlatan
Il primo insegnamento è imparare a sentire il difensore.
Non serve guardarlo continuamente.
Il contatto può diventare informazione.
Il secondo riguarda l’orientamento.
Prima di ricevere bisogna preparare il corpo alla soluzione successiva.
Il terzo è l’equilibrio.
Un attaccante può subire pressione senza perdere necessariamente la possibilità di giocare.
Il quarto è il repertorio.
Più superfici e coordinazioni possiede, maggiore sarà il numero di problemi che potrà risolvere.
Il quinto è l’adattamento.
La palla non arriverà sempre dove vogliamo.
Il giocatore deve riuscire progressivamente a trasformare una traiettoria imperfetta in un’opportunità.
E infine la percezione.
Prima del gesto c’è quasi sempre un’informazione.
È un principio che ritroviamo anche nell’analisi di Andriy Shevchenko e la separazione dell’attaccante: l’esecuzione finale diventa realmente efficace quando il giocatore ha già costruito il vantaggio nei secondi precedenti.
Zlatan Ibrahimović e il corpo: adattarsi significa anche cambiare
La carriera di Ibrahimović permette inoltre di osservare un altro principio.
Il corpo cambia.
A venticinque anni permette determinate azioni.
A trentacinque ne permette altre.
A quaranta bisogna utilizzare diversamente tempo, posizione, contatto e spazio.
La sua seconda esperienza al Milan è particolarmente interessante.
Il club registra complessivamente 163 presenze e 93 gol nelle due esperienze rossonere. Dopo il ritorno del 2019, Ibrahimović contribuisce prima al ritorno del Milan in Champions League e poi allo Scudetto 2021/22.
Il 18 marzo 2023, segnando contro l’Udinese, diventa a 41 anni e 166 giorni il giocatore più anziano ad aver segnato in Serie A; il dato risultava ancora record nelle statistiche ufficiali del Milan nel 2026.
Non possedeva più la stessa esplosività dei primi anni.
Ma poteva compensare attraverso:
posizionamento;
lettura;
protezione;
tempo;
esperienza;
gestione dello spazio.
Il giocatore evoluto non deve necessariamente fare le stesse cose per tutta la carriera.
Deve trovare nuovi modi per continuare a essere efficace.
Una carriera enorme, ma il principio rimane semplice
Inter registra 117 presenze e 66 gol, con tre Scudetti consecutivi.
Il Barcellona registra 46 partite ufficiali e 22 gol.
Con il Milan sono 163 presenze e 93 gol.
Con la Svezia chiude con 122 presenze e 62 gol, record realizzativo della nazionale maschile, oltre a dodici Guldbollen.
RedBird gli attribuisce complessivamente oltre 570 gol in carriera, più di 500 dei quali con i club.
I numeri raccontano la dimensione del giocatore.
Ma per il giovane calciatore rimane una lezione ancora più semplice.
Non specializzare il corpo in una sola risposta.
Costruisci possibilità.
Zlatan Ibrahimović e il corpo: la lezione da portare in campo
Quando osserviamo un giovane, non chiediamoci soltanto:
quanto è forte?
Chiediamoci:
riesce a mantenere equilibrio durante un contatto?
Sa utilizzare il corpo per percepire il difensore?
Può ricevere con differenti superfici?
Riesce ad adattarsi a una traiettoria imprevista?
Può controllare e orientarsi contemporaneamente?
Mantiene possibilità tecniche anche quando perde temporaneamente stabilità?
È qui che Zlatan Ibrahimović e il corpo diventano realmente utili alla formazione.
La forza può aiutare.
L’altezza può aiutare.
La mobilità può aiutare.
Ma nessuna qualità esiste isolatamente.
È l’interazione tra percezione, coordinazione, equilibrio e tecnica che permette al giocatore di trasformare il proprio corpo in uno strumento calcistico.
E forse la lezione più importante di Zlatan è proprio questa:
il corpo non serve soltanto a proteggere il pallone.
Serve a creare la possibilità di giocarlo.
Oggi Ibrahimović continua a lavorare nel calcio fuori dal campo: RedBird lo indica come Operating Partner e come Senior Advisor della proprietà e del senior management di AC Milan.
📚 Questo articolo fa parte di OGGI NASCEVA UN CAMPIONE, la rubrica di Mister Cacace dedicata ai grandi giocatori riletti attraverso ciò che possono ancora insegnare alla formazione del giovane calciatore.
💭 Il Mio Pensiero — Mister Cacace
Io non voglio allenare soltanto il piede che tocca il pallone. Voglio formare un giocatore capace di utilizzare tutto il corpo per leggere, adattarsi e trovare una soluzione.
Perché la tecnica non vive in una parte del corpo.
Vive nel modo in cui il giocatore riesce a organizzarsi per risolvere ciò che il gioco gli presenta.
Allenare oggi, formare domani.
🔄 Se questo articolo può aiutare un altro allenatore a osservare diversamente la tecnica dell’attaccante, condividilo.
— Mister Cacace
