Un bambino deve imparare una soluzione oppure deve imparare a trovarla?
È una domanda centrale per chi lavora nell’attività di base. Dentro il campo, dentro il gioco di Gianluca Urgnani parte proprio da questo territorio: il calcio dai 6 ai 12 anni come spazio di esplorazione, errore, intuizione, scoperta e progressiva autonomia.
In questo episodio di Biblioteca del Mister non voglio limitarmi a presentare un libro. Voglio portarne i temi dentro il lavoro quotidiano dell’allenatore, perché una lettura metodologica diventa realmente utile quando genera domande, modifica l’osservazione ed entra nella progettazione della seduta.
Dentro il campo, dentro il gioco: la scheda del libro
Titolo: Dentro il campo, dentro il gioco
Sottotitolo: Idee e proposte pratiche per il calcio dai 6 ai 12 anni
Autore: Gianluca Urgnani
Collana: Gli indispensabili de Il Nuovo Calcio
Editore: Sportivi Edizioni
Anno: 2026
Ambito: attività di base, metodologia, formazione del giovane calciatore
La struttura del volume attraversa esplorazione, competenza, talento e apprendimento, ruolo del gioco, evoluzione del bambino tra i 6 e i 12 anni, rapporto con gli adulti, scenario game, costruzione della seduta e percorso formativo dell’allenatore.
Non è quindi soltanto una raccolta di esercitazioni. Il punto centrale è il modo in cui l’allenatore interpreta l’apprendimento e organizza l’ambiente nel quale il bambino gioca.
Chi è Gianluca Urgnani
Gianluca Urgnani è allenatore UEFA B e lavora da oltre trent’anni nelle categorie dell’attività di base. Nel profilo riportato nel volume viene indicata anche una lunga esperienza nel settore giovanile dell’Inter, nelle categorie U9, U10 e U11, dopo gli inizi con Unitas Coccaglio e cinque stagioni al Lumezzane.
È inoltre autore di testi e pubblicazioni sull’allenamento giovanile e svolge attività di formazione attraverso convegni, workshop e seminari.
Questo elemento conta: il libro nasce da un percorso costruito sul campo e non soltanto da una riflessione teorica.
Dentro il campo, dentro il gioco: perché partire dall’esplorazione
Il primo concetto che emerge è l’esplorazione.
Nel calcio di base il bambino non dovrebbe essere soltanto l’esecutore di una consegna. Deve poter osservare ciò che accade, provare una risposta, sbagliare, adattarsi e riprovare.
È in questo processo che l’esperienza diventa apprendimento.
Per l’allenatore significa cambiare prospettiva. La domanda non può essere sempre:
“Ha eseguito correttamente il gesto?”
Spesso dovrebbe diventare:
“Che cosa ha visto? Quale problema ha riconosciuto? Perché ha scelto quella soluzione? Era coerente con ciò che stava accadendo?”
È una differenza decisiva.
Un gesto tecnicamente pulito ma scollegato dalle informazioni del gioco può essere una buona esecuzione, ma non necessariamente una buona azione calcistica.
Questo tema è vicino alla linea metodologica che porto avanti su Mister Cacace: la tecnica acquista valore quando permette al giocatore di risolvere un problema reale.

Esplorare, sbagliare, scoprire, adattarsi
Possiamo sintetizzare il processo in quattro passaggi:
ESPLORARE → SBAGLIARE → SCOPRIRE → ADATTARSI
L’errore, quindi, non è necessariamente qualcosa da eliminare immediatamente. Può diventare informazione.
Se l’allenatore interviene prima che il bambino abbia avuto il tempo di percepire l’effetto della propria scelta, rischia di interrompere proprio il processo che vorrebbe favorire.
Questo non significa rinunciare alla correzione.
Significa scegliere quando, come e quanto intervenire.
Dal gesto alla competenza
Uno dei capitoli del libro porta un titolo particolarmente significativo: “Verso la competenza”.
È un passaggio che sposta l’attenzione dall’abilità isolata alla capacità di utilizzare ciò che si sa fare dentro una situazione.
Nel calcio, competenza significa mettere insieme:
PERCEZIONE → SCELTA → ESECUZIONE
Il giovane giocatore non riceve mai la stessa palla nello stesso contesto. Cambiano la pressione, la posizione dei compagni, gli avversari, lo spazio disponibile, l’orientamento del corpo e il tempo a disposizione.
Per questo allenare soltanto la forma del gesto non basta.
La tecnica rimane fondamentale, ma deve progressivamente dialogare con il gioco.
È proprio questo il tema che ho approfondito anche nell’articolo “Tecnica: gesto o decisione?”, dove analizzo il passaggio dalla semplice esecuzione tecnica alla capacità di percepire, scegliere e utilizzare il gesto in funzione della situazione.
Una ricezione orientata non è semplicemente “fatta bene”: è efficace se permette di continuare l’azione, guadagnare spazio, evitare una pressione oppure creare una nuova linea di passaggio.
Il gioco come ambiente di apprendimento
Un altro nodo centrale del volume è proprio il gioco.
Quando la proposta contiene compagni, avversari, direzioni, obiettivi, spazio, tempo e alternative, il bambino è costretto a leggere ciò che accade.
Non può limitarsi a riprodurre una soluzione già decisa dall’adulto.
Questo è anche uno dei motivi per cui i formati ridotti possono avere grande valore nell’attività di base: aumentano le interazioni e rendono più frequenti le situazioni nelle quali bisogna percepire e decidere.
Nel mio approfondimento su FutureFit e i formati ridotti nel calcio giovanile ho affrontato proprio il tema dell’adattamento del formato di gioco alle differenti fasce d’età.
L’obiettivo, però, non è utilizzare un gioco soltanto perché “diverte”.
Il punto è progettare un gioco che conservi un problema calcistico riconoscibile.
Scenario game: IF game, scan game e life game
Uno degli elementi più caratterizzanti del libro è il contenitore metodologico degli scenario game.
La presentazione del volume distingue IF game, scan game e life game, utilizzati per costruire contesti di allenamento rappresentativi del gioco reale.
L’interesse, dal punto di vista dell’allenatore, è evidente: invece di partire da una soluzione da ripetere, si parte da uno scenario che porta il giocatore a riconoscere informazioni e produrre risposte.

Questa impostazione porta a una domanda utile nella progettazione di ogni esercitazione:
Quale comportamento voglio osservare e quali condizioni del gioco possono farlo emergere?
È diverso dal chiedersi soltanto:
“Quale esercizio devo utilizzare?”
Il vincolo non dovrebbe comandare la giocata. Dovrebbe orientare l’ambiente.
Se rende possibile una sola risposta, il giocatore esegue.
Se invece modifica probabilità, spazi, tempi o punteggi senza cancellare le alternative, il giocatore continua a percepire e scegliere.
Dal libro al campo: tre idee operative per l’allenatore
1. Creare problemi prima di consegnare soluzioni
Prima di spiegare come risolvere una situazione, possiamo costruire una proposta che permetta ai bambini di incontrare quel problema.
L’allenatore osserva, raccoglie informazioni e interviene quando il suo contributo può realmente aiutare il processo.
2. Conservare la rappresentatività del gioco
Una proposta diventa più significativa quando mantiene relazioni con la partita:
orientamento, pressione, avversari, compagni, bersagli, transizioni e possibilità di scelta.
Non significa trasformare tutto in partita libera.
Significa evitare che l’esercitazione perda il “perché” calcistico del gesto che vogliamo allenare.
3. Usare i vincoli senza togliere autonomia
Numeri di tocchi, zone, bonus, porte, superiorità numeriche e direzioni possono essere strumenti potenti.
Devono però facilitare l’emergere di determinati comportamenti, non trasformare il giocatore nell’esecutore della soluzione immaginata dal mister.

L’allenatore deve imparare a osservare
Tra gli aspetti più interessanti della struttura del libro c’è lo spazio dedicato anche al viaggio dell’allenatore.
Quando lavoriamo con i giovani, non evolve soltanto il giocatore.
Deve evolvere anche il nostro modo di guardare ciò che succede.
Osservare non significa aspettare l’errore per correggerlo. Significa leggere il comportamento, provare a comprenderne l’origine e distinguere un problema tecnico da un problema percettivo, decisionale o relazionale.
Prima di intervenire, quindi, diventa fondamentale capire dove nasce realmente l’errore. È il principio che ho sviluppato nell’approfondimento “Errore nel calcio giovanile: diagnosi prima della correzione”.
In questo senso, anche il silenzio dell’allenatore può diventare uno strumento.
Non perché il mister debba essere passivo, ma perché non ogni secondo della seduta ha bisogno della nostra voce.
A volte il gioco sta già dando al bambino il feedback di cui ha bisogno.
Cosa può portarsi a casa un allenatore
Il valore di Dentro il campo, dentro il gioco sta soprattutto nelle domande che pone a chi lavora nell’attività di base.
Quanto spazio concediamo alla scoperta?
Quanto interveniamo durante il gioco?
Le nostre proposte generano realmente decisioni?
Il bambino deve comprendere la situazione oppure ricordare la soluzione spiegata dal mister?
I vincoli che utilizziamo aprono possibilità oppure le chiudono?
Sono domande che non producono una ricetta universale.
Ed è proprio questo il punto.
Allenare bambini dai 6 ai 12 anni significa lavorare con individui diversi, tempi di apprendimento diversi e modalità differenti di interpretare la stessa situazione.
Un ambiente formativo efficace deve quindi possedere una direzione chiara senza diventare una gabbia.
A chi può essere utile questo libro
È una lettura particolarmente interessante per allenatori di Primi Calci, Pulcini ed Esordienti, responsabili dell’attività di base e tecnici che vogliono approfondire il rapporto tra gioco, apprendimento implicito, autonomia e progettazione della seduta.
Può essere utile anche a chi sente la necessità di interrogarsi sulla propria presenza in campo:
quanto spiegare, quanto osservare, quando correggere e quando lasciare che sia il gioco a produrre apprendimento.
Per approfondire puoi consultare la scheda editoriale ufficiale del volume:
Dentro il campo, dentro il gioco — Sportivi Edizioni
È interessante anche il contributo pubblicato dallo stesso Gianluca Urgnani, nel quale sviluppa diversi principi legati al gioco, alla formazione e al tempo necessario alla crescita del giovane calciatore. La complessità del calcio
Leggi il contributo di Gianluca Urgnani
Dove trovare Dentro il campo, dentro il gioco
Il libro è disponibile anche su Amazon.
💭 Il Mio Pensiero — Mister Cacace
Più lavoro nel settore giovanile, più considero decisivo un principio: non dobbiamo allenare ragazzi capaci soltanto di ripetere le nostre soluzioni, ma giocatori capaci di leggere il gioco e costruirne di proprie.
L’allenatore indica una direzione. Il gioco deve lasciare spazio alla scoperta.
Allenare oggi, formare domani.
Hai letto Dentro il campo, dentro il gioco? Scrivimi cosa ne pensi.
E se conosci un allenatore che lavora nel settore giovanile, condividi questo articolo con lui.
— Mister Cacace
