Il calcio dei bambini non deve assomigliare il prima possibile a quello degli adulti. Deve essere costruito sulle loro esigenze.
Da questa idea parte una delle novità più interessanti della stagione 2026/27 nel grassroots inglese. Con FutureFit nel calcio giovanile, la Football Association ha riorganizzato il percorso dei giovani giocatori introducendo il 3v3 all’U7, mantenendo più a lungo i formati ridotti e posticipando l’ingresso nell’11v11 all’U14.
A prima vista potrebbe sembrare una rivoluzione rispetto a ciò che avviene in Italia.
In realtà non è così.
Anche il modello FIGC-SGS per l’Attività di Base utilizza già una progressione fondata su 2v2/3v3, 4v4/5v5, 7v7 e 9v9. La parte più interessante di FutureFit, quindi, non è semplicemente il numero di giocatori in campo.
La vera domanda è un’altra:
quale ambiente di gioco genera più esperienze utili per il bambino in quella fase del suo sviluppo?
Ed è qui che il confronto tra Inghilterra e Italia diventa realmente utile per chi lavora ogni giorno con Piccoli Amici, Primi Calci, Pulcini ed Esordienti.
FutureFit nel calcio giovanile: cosa cambia in Inghilterra
Dalla stagione 2026/27 la FA ha introdotto un percorso progressivo molto chiaro:
- U7 → 3v3
- U8-U9 → 5v5
- U10-U11 → 7v7
- U12-U13 → 9v9
- U14 → 11v11
La FA definisce questi come i formati massimi previsti nelle diverse fasce d’età.
Non si tratta soltanto di cambiare il formato di una partita.
La FA collega questa progressione a un obiettivo preciso: aumentare il tempo effettivo di gioco, il coinvolgimento, l’attività fisica e il numero di azioni tecniche vissute da ogni giovane giocatore.
Il progetto nasce da un percorso di consultazione con il movimento grassroots e da una ricerca realizzata insieme alla Liverpool John Moores University, che ha analizzato oltre 400 partite grassroots tra U6 e U14. Il lavoro ha studiato l’impatto dei diversi formati sulle richieste tecniche e fisiche del gioco.
Un elemento particolarmente significativo riguarda l’U7.
Nel nuovo 3v3 inglese non ci sono portieri né sostituzioni. La FA propone partite brevi e ripetute e riprese del gioco semplificate, con l’obiettivo di aumentare il tempo giocato e le occasioni in cui ogni bambino entra direttamente nell’azione.
FutureFit, quindi, non riduce soltanto i numeri.
Prova a ridisegnare l’ambiente.
In Italia utilizziamo già formati molto simili
Questo è il punto da chiarire per evitare una lettura superficiale.
Nella stagione 2026/27, le modalità di gioco FIGC-SGS per l’Attività di Base prevedono:
- Piccoli Amici U6/U7 → 2v2 e 3v3, alternati a giochi;
- Primi Calci U8/U9 → 4v4 e 5v5, con proposte pre-gara e/o multipartite;
- Pulcini U10/U11 → 7v7 o 5v5, con possibili varianti 6v6 e attività aggiuntive;
- Esordienti U12/U13 → 9v9 o 7v7, con possibile variante 8v8 e attività aggiuntive.
Per Pulcini ed Esordienti, inoltre, il modello italiano integra proposte pre-gara, multipartite e quarto tempo, con l’obiettivo di ampliare le esperienze di gioco e la partecipazione.
Questo significa che FutureFit nel calcio giovanile non introduce una logica completamente estranea al modello italiano.
La direzione metodologica presenta numerosi punti di contatto: gradualità, formati ridotti, adattamento dello spazio e progressione verso situazioni di gioco sempre più complesse.
La differenza interessante sta soprattutto nella struttura del percorso inglese: ogni fascia ha un formato massimo chiaramente definito e l’11v11 viene introdotto dall’U14.
Il modello italiano mantiene invece maggiore flessibilità nelle categorie di base e affianca alla partita principale ulteriori modalità di confronto.
Inghilterra e Italia: confronto rapido
| Fascia | FutureFit FA | FIGC-SGS 2026/27 |
|---|---|---|
| U6/U7 | U7: 3v3 | 2v2 / 3v3 |
| U8/U9 | 5v5 | 4v4 / 5v5 |
| U10/U11 | 7v7 | 7v7 o 5v5, variante 6v6 |
| U12/U13 | 9v9 | 9v9 o 7v7, variante 8v8 |
| U14 | 11v11 | uscita dall’Attività di Base e ingresso nelle categorie giovanili agonistiche |

Il formato non è solo un numero
Dire “giochiamo 5v5” o “giochiamo 7v7” non basta a definire la qualità dell’esperienza.
Due partite con lo stesso numero di giocatori possono produrre richieste completamente differenti.
Cambiano le dimensioni del campo.
Cambiano le regole.
Cambia la presenza o meno del portiere.
Cambiano la durata delle azioni, le modalità di ripresa, la possibilità di sostituire i giocatori e soprattutto il tempo che ciascun bambino trascorre realmente dentro il gioco.
Per questo considero il formato di gioco uno strumento didattico, non una semplice scelta organizzativa.
Ridurre il numero dei giocatori può creare più possibilità di intervento individuale, ma è il modo in cui costruiamo il contesto a determinare ciò che il bambino sarà chiamato a percepire, interpretare e risolvere.
Un campo troppo grande può diluire le interazioni.
Uno spazio troppo piccolo può togliere tempo e possibilità di esplorazione.
Una regola troppo rigida può trasformare un gioco in un esercizio prevalentemente esecutivo.
Una consegna ben costruita, invece, può far emergere continuamente problemi reali di gioco.
Qui si collega un principio che considero centrale anche quando parliamo di tecnica e decisione: il gesto tecnico acquista valore quando permette al giocatore di risolvere una situazione.
FutureFit nel calcio giovanile: percepire, scegliere, agire
Il punto più interessante per un allenatore non è chiedersi soltanto quanti tocchi in più possa produrre un formato ridotto.
Dobbiamo osservare quale tipo di attività percettiva e decisionale genera.
Quando il bambino è maggiormente coinvolto, riceve più informazioni e viene chiamato più frequentemente a risolvere problemi:
PERCEPIRE → SCEGLIERE → AGIRE
Vede la posizione dell’avversario.
Riconosce uno spazio.
Decide se guidare, passare, proteggere o attaccare.
Perde palla e deve reagire.
La riconquista e deve cambiare immediatamente intenzione.
Il valore del formato ridotto è anche qui: aumentare la frequenza con cui il giocatore entra in relazione con ciò che accade.
Questo concetto si collega alla costruzione del giocatore enattivo: non un esecutore isolato, ma un giocatore che percepisce informazioni, interagisce con l’ambiente e modifica continuamente le proprie risposte.
Non significa eliminare la tecnica analitica né sostenere che ogni apprendimento debba avvenire esclusivamente attraverso il gioco.
Significa però ricordare che, quando vogliamo allenare il comportamento calcistico, il giovane deve essere messo nelle condizioni di leggere, scegliere e adattarsi.
È la stessa logica che utilizzo quando parlo di errore: prima di correggere l’esecuzione dobbiamo capire se il problema nasce dalla percezione, dalla scelta oppure dal gesto.

Più piccolo non significa automaticamente migliore
Anche questo va chiarito.
Non dobbiamo passare dall’errore “prima possibile 11v11” all’errore opposto “più piccolo è sempre meglio”.
Ogni formato modifica il gioco.
Un 3v3 aumenta alcune relazioni e ne riduce altre.
Il 5v5 introduce nuove linee di passaggio e nuove relazioni.
Il 7v7 aumenta distanze, riferimenti e possibilità di occupazione dello spazio.
Il 9v9 accompagna progressivamente il giocatore verso una struttura collettiva più complessa.
La progressione ha valore proprio perché cambia insieme al bambino.
L’obiettivo non dovrebbe essere trattenere il giovane il più a lungo possibile dentro un formato ridotto, ma scegliere il livello di complessità adeguato alla sua fase di sviluppo.
Questo aspetto è particolarmente importante nel calcio giovanile, dove ragazzi della stessa età anagrafica possono trovarsi in momenti di sviluppo molto differenti.
Il formato, quindi, non deve diventare una gabbia.
Deve essere una variabile attraverso cui l’allenatore e il sistema costruiscono esperienze.
Cosa può imparare una Scuola Calcio da FutureFit
La lezione più utile di FutureFit nel calcio giovanile non è copiare l’Inghilterra.
È imparare a osservare meglio l’ambiente che proponiamo.
Prima di organizzare una partita o un’esercitazione possiamo farci alcune domande:
- Quanti bambini stanno realmente giocando?
- Quanto tempo trascorrono dentro l’azione?
- Quante volte entrano in relazione con la palla?
- Quante decisioni devono prendere?
- Lo spazio è coerente con l’obiettivo?
- Le regole aiutano il gioco oppure lo bloccano?
- Tutti i bambini hanno opportunità di partecipare?
- Il livello di complessità è adeguato alla loro fase?
Queste domande spostano l’attenzione dal semplice formato alla qualità dell’esperienza.
Ed è questo, a mio avviso, il passaggio metodologico più importante.

FutureFit nel calcio giovanile: la vera domanda non è 5v5 o 7v7
Il confronto tra FA e FIGC porta a una considerazione interessante.
Inghilterra e Italia utilizzano già molti formati numericamente simili.
Per questo il dibattito non dovrebbe fermarsi al numero dei giocatori.
La questione è capire:
cosa produce quel formato nel bambino?
Più partecipazione?
Più letture?
Più duelli?
Più possibilità di sperimentare?
Più responsabilità?
Più tempo reale di gioco?
Se la risposta è sì, allora il formato sta svolgendo una funzione formativa.
Se invece metà dei bambini rimane ai margini dell’azione, tocca pochi palloni e prende poche decisioni, avere scritto 5v5, 7v7 o 9v9 sul programma della partita cambia poco.
La qualità della Scuola Calcio non si misura soltanto dalla forma del campo.
Si misura dalla qualità delle esperienze che riusciamo a costruire dentro quel campo.
💭 Il Mio Pensiero — Mister Cacace
Io credo che il vero tema non sia portare prima o dopo un bambino verso il calcio degli adulti. Il nostro compito è scegliere, in ogni fase, un ambiente che gli permetta di giocare, capire, sbagliare, decidere e crescere.
Allenare oggi, formare domani.
📲 Se lavori nella Scuola Calcio, condividi questo articolo con il tuo staff e apri il confronto:
il formato che utilizziamo sta davvero aumentando le esperienze del bambino?
— Mister Cacace
